• Feb
    02
    2013

Album

Mercury Records

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“Frank Carter era la voce, l’anima ma soprattutto il simbolo dei Gallows“. Questo veniva detto all’interno della recensione dell’ultimo album della punk band inglese, il primo senza lo storico leader. Frank, che incorporava e rappresentava come pochi altri la rabbia albionica, ha abbandonato la causa per incongruenze artistiche con gli ex compagni di avventura, dando vita in breve tempo al progetto Pure Love insieme a Jim Carroll, personaggio di spicco della scena HC Bostoniana già chitarrista con i The Hope Conspiracy e The Suicide File.

Bastano pochi secondi dell’album di debutto Anthems per notare il cambiamento radicale della Frank-attitude: dimenticate l’icona 100% british, qui si guarda anche in direzione USA. Attenzione però, se state pensando ad un passaggio di consegne tra UK punk/HC e USA punk/HC vi state sbagliando: il cambiamento non si ferma all’aspetto geografico ma coinvolge anche l’aspetto prettamente musicale.

Uscito per la Mercury Records-Universal, Anthems fa sorgere parecchi dubbi sulla autenticità artistica di Frank Carter, fino ad un paio di anni fa mai messa in discussione: “sono stanco di cantare canzoni sull’odio, i Pure Love sono la band che ho sempre sognato” ammette, ma allora quale è il vero Frank Carter? L’esile tatuato che narrava la “grey britain” gridando o l’anonimo cantante di un’altrettanto anonima band rock-pop?

Una vena creativa quantomeno flebile: brani come Handsome Devils Club (Gaslight Anthem via Green Day, o viceversa) non fanno neanche troppi danni, non si può però dire lo stesso della ballad piano-rock Anthem, dell’aborto Bury My Bones – ovvero i The Darkness con Dexter Holland alla voce – e della generica rock music che caratterizza buona parte delle undici tracce di Anthems. Gli episodi brit-oriented – She (Makes The Devil Run Through Me) – potrebbero appartenere a qualche band locale in zona contest e fa quasi tenerezza – considerto il passato realmente riottoso – l’innocua Riot Song sui passi dei Manic Street Preachers.

Non pensavo di doverlo fare, ma mi tocca concordare con NME e citare “WHY, Frank?”

16 Marzo 2013
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