• Mar
    01
    2012

Album

Stones Throw

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Tre produttori e una serie infinita di featurer per un totale di 35 musicisti coinvolti, il tutto sotto l'ala protettrice di Peanut Butter Wolf. E i nomi sono questi: Geoff Barrow, con lo pseudonimo Fuzzface (da sempre fan della Stones Throw, di Dilla e di Madlib), Stuart Matthews aka 7-Stu-7 (già ingegnere di fiducia dei Portishead) e Ashley Anderson aka Katalyst (pluripremiato dj e produttore australiano). Gli altri sono gente come Prince Po, Booty Brown (dei mitici Pharcyde), Dead Prez, Phat Kat, Aloe Blacc, Guilty Simpson, MED, Krondon (Strong Arm Steady) e le nuove sensazioni Jonwayne e Dave Dub. Fuoco e fiamme o montagna che partorisce il topolino? La verità nel mezzo.

E sì che si parte benissimo, con una manciata di numeri veramente tosti come Big Cat (con un Synato Watts molto Before the Verdict di Madlib&Guilty), Fitta Happier (con un Guilty Simpson, appunto, e un MED impegnati sopra la National Anthem dei Radiohead rifatta dalla marching band Pride of Arizona; fantastico), Smoke (unto e giocoso funksoul per la grande prova di Jonwayne, con tanto di finale in deformazione ralenti) e il singolo Russia With Love (controtempi in odore di prog e un ottimo Coin Locker Kid, già featurer per Katalyst).

Il disco però è davvero interminabile (41 pezzi e 70 minuti) e l'ascolto ininterrotto prosegue, pur tra veri assalti rappistici (Quite Nyce su Jobless, Lyric Jones su R.A.I.D., Sareem Poems su The Tax Man) e altre prod (il pedale synth della contestataria – fuck the policeBelly of the Beast; lo sketch funksoul jazzato There It Is; la deformazione di The Worst Band in the World dei 10cc come omaggio a Dilla, che l'aveva usata per il suo Workinonit, in RIP; la synthorama wonky di Kreem) e altri feat da incorniciare (la classe di Prince Po su Rock my Soul, Dead Prez su Soul Power, Aloe su Sign Language e il Quasimoto-mood di Deed su Oulaw), con sempre maggiore difficoltà, dando la sensazione di un lavoro che semplicemente soffre la troppa carne al fuoco, frammentato, discontinuo, dall'impatto potenziale smorzato (colpa questo degli intermezzi e dei tanti numeri comunque buoni ma molto meno incisivi di quelli che abbiamo citato).

Nota: la musica dei Quakers è comparsa per la prima volta all'interno del documentario Exit Through the Gift Shop della superstar controculturale Bansky (come Darrow, lo street artist è di Bristol; e occhio, che anche Robert Del Naja dei Massive era un graffitaro).

17 Aprile 2012
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