• Apr
    01
    2008

Album

Warner Music Group

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Difficile tentare di spiegare perché il ritorno al futuro dei R.E.M. può dirsi tutto sommato riuscito. Difficile per non dire antipatico, perché poi magari vien voglia di fare confronti con importanti band pari età. Lasciamo stare. Limitiamoci ad entrare nel merito di questa ultima fatica del trio di Athens.

In primis, come tutti saprete, i propositi avant-pop avviati con l’ottimo Up finiscono tra le ortiche. Sarà per gli esiti non sempre brillanti conseguiti in Reveal e Around The Sun, oppure sarà – come dichiarano essi stessi – la rinnovata urgenza dettata dai tempi che corrono. Quale che sia il metaforico Viagra, il qui presente Accelerate non suona affatto come un album di mezza età. Il piglio è fin da subito impetuoso in sella al basso impellente e alle chitarre rifratte, ruvide, sfrangiate. Tu chiamalo se vuoi hardcore quel puntare al sodo senza sconti di Living Well Is The Best Revenge, che gli Hüsker non sono poi così lontani, mentre la successiva Man-Sized Wreath impasta wave, errebì e psichedelia con estro incandescente e acidulo che sembra spiovere in diretta da Green. Adrenalina per adrenalina, mettete in conto quella Horse To Water che potrebbe passare per una Catapult ancora più a rotta di collo e chitarre unghiose, così come la title track che mescola distorsione controllata e pungolo wave tipo – chessò – i beneamati Sound, senza scordare ovviamente il singolo Supernatural Superserious col suo jingle jangle birbone altezza – più o meno – Document.

Sono insomma quella mischia di vecchio e nuovo che ti aspetteresti in casi del genere, compresa la gara ad imitare se stessi – titolo virtuale di questa recensione: Imitation of R.E.M. – che se da una parte intristisce (a pensarci bene, è la prima volta che gli accade) dall’altra bisogna ammettere che… gli riesce piuttosto bene. Ferma restando la collaudata sensazione di genuinità, che a questi livelli di fama è una specie di miracolo (a pensarci bene, con loro è la regola).

Per dire, se Houston da un lato sembra limitarsi a cicatrizzare le diverse inquietudini targate New Adventures In Hi-Fi e Fables Of The Reconstruction, possiede altresì una “febbre civile” come minimo dignitosa (oltre ad un hammond dall’acidità quasi Nick Cave). Viceversa, una Sing For The Submarine incapriccia valzer, e-bow ed ectoplasmi Beach Boys mirando all’etera solennità di Up con però una scrittura vacua come i peggiori momenti di Around The Sun, riparando in eccessi d’arrangiamento che d’altronde ci possono stare con un produttore come Jacknife Lee (già al lavoro con Editors e Kasabian).

Tanto per celia aggiungiamo che la voce di Stipe suona benissimo con le sue rughe nuove di zecca pasturate a nicotina (evidenti in Hollow Man) e che I’m Gonna DJ provocherà sorrisetti di sufficienza con le sue moine da cuginetta bizzosa di Pop Song’89 che flirta con la matura It’s The End Of The World. Poco più di mezz’ora in fin dei conti, nessun calo di tensione, pochi i picchi, discreto il peso specifico: nella ragguardevole discografia di questa adorabile band, Accelerate non si colloca certo in prima fila, ma è di quei titoli che scalpita e sgomita per guadagnarsi gli altoparlanti.

3 Giugno 2008
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