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Classic

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Dopo Pablo Honey, The Bends e Ok Computer, è tempo di Collectors Edition anche per gli ultimi tre album targati Parlophone dei Radiohead. In effetti, se c’è una vicenda che merita – in pieno terzo millennio – un supporto fisico con tutti i crismi, è proprio quella della band dell’Oxfordshire, che un bel giorno del 2000 – il 2 di ottobre – decise di completare l’outing abbozzato con Ok Computer, addentrandosi in un territorio elettronico e progressivo che ripensava in profondità il proprio discorso estetico e poetico, trainando seco un bel pezzo del contemporaneo indie rock. Kid A fu una svolta ribadita il 4 giugno dell’anno successivo da Amnesiac, il gemello dichiarato, registrato quasi in contemporanea al predecessore rispetto al quale sottolineò l’intenzione e la capacità di far collassare un songwriting tradizionale nel calderone sintetico della post-modernità.

Di questi due momenti così lontani così vicini da noi e tra di sé, le bonus track non aggiungono granché. Kid A presenta una sequela di buone performance live, essendo quel disco come è noto privo di singoli e relative b-sides. Che invece non mancarono ad Amnesiac (Pyramid Song e Knives Out) ed erano pure buoni, ma appunto ben noti e qui semmai comodamente raccolti, con l’aggiunta di un pugno di tracce live di cui la migliore è la stupenda Like Spinning Plates, che però è quella contenuta in I Might Be Wrong, e quindi… Comode e succulenti dunque le nuove edizioni di questi due ottimi lavori che hanno segnato l’alba degli anni zero, soprattutto se consideriamo le versioni con DVD che propongono al solito gustose esibizioni televisive (al Top Of The Pops e a Later… With Jools Holland) più gli sconcertanti video d’animazione che accompagnarono Amnesiac.

Alla fine ad uscire maggiormente valorizzato dall’operazione è Hail To The Thief, album uscito nel giugno del 2003. Solito trattamento, più o meno. Non parliamo cioè di inediti che gettano luce, però la compresenza delle b-sides estratte dai singoli There There e Go To Sleep e dei remixes contenuti in 2+2=5, rafforzano la sensazione di una fase di passaggio già parecchio avanzata verso asciutti lidi black (techno frugale strinita soul e funky capace di estatici rapimenti jazz) dissimulata sotto una iperproduzione che ne normalizzò l’impatto. Che lo step successivo fosse l’arguta e terrena trepidazione di In Rainbows, con quella fragranza sbrecciata di suono suonato, appare insomma più naturale di quanto non sia sembrato in real time.

Visti i prezzi (circa 21 euro, 25 le versioni con DVD) se vi venisse la voglia di levarvi lo sfizio non sarebbe così scandaloso. Magari regalando le vecchie copie a qualche sprovveduto che vi sta parecchio a cuore.

11 Settembre 2009
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