• Feb
    02
    2018

Album

Atlantic Records

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Dopo i primi singoli ed EP in linea col cantautorato femminile più tradizionale e un disco d’esordio in cui flirta con sonorità più contemporanee (e una manciata di comparsate per Bombay Bicycle Club, Noah and the Whale e Tom Odell), è con Someone Out there che Rae Morris riesce a esprimersi completamente trovando una propria dimensione e una quadra tra attitudine sperimentale e produzione pop. La cantautrice inglese non si adagia sulla forza di una vocalità che richiama immediatamente Kate Bush ma la adatta e arricchisce con il proprio immaginario: Push me to the limit potrebbe essere una canzone di Regina Spektor, Atletica e Dip my toe guarda a Grimes da una direzione squisitamente angelicamente art pop, Rose Garden ricorda le sperimentazioni elettroniche di Robyn , Lower the Tone sembra uscita da un lavoro di Imogen Heap, mentre il ritornello di Do It ci porta in Nuova Zelanda dalle parti di Lorde (a ritmo dancehall).

Nonostante le molteplici declinazioni, Rae Morris ha il polso della situazione e la sua personalità emerge soprattutto nella title track, scritta assieme Fryars (che co-produce l’album assieme a lei tra l’altro), una elegante ballata in cui songwriting e interpretazione si fondono con raffinata leggerezza. Someone Out There è un lavoro ispirato, accompagnato da una elegante produzione assolutamente radiofonica ma sufficientemente emancipata dai trend da heavy rotation. Assolutamente godibile.

9 Febbraio 2018
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