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7.5

Ramon Moro torna a colpire in solitaria, condizione che ha sempre prediletto nonostante le molte collaborazioni (I Cormorani con Paolo Spaccamonti su tutte) e i lavori in formazione, siano essi i 3quietmen o il recente quartetto Ramon Moro Quartet condiviso con Emanuele Maniscalco (pianoforte), Federico Marchesano (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria) autore dell’ottimo Blue Horizon per Aut. In questo Offering, edito dalla indiana Subcontinental, Moro va di solo tromba e flicorno per un lavoro che è umorale, ondivago, accademico e al tempo stesso anti-accademico, viscerale e notturno, dark (Darkram era la sigla con cui Moro siglava il disco dark-ambient oriented del 2017 Stone And Death, dopo lo splendido concept sui vulcani Magma del 2009) ma più come attitudine generale che come componente sonora in senso stretto, dato che di squarci di luce, tenue o soffusa, o di apertura (alla disgregazione dei generi, soprattutto) ce ne sono in quantità. Nella malinconia notturna intervallata da rumori di fondo di Recuerdos de la Alhambra di Francisco Tàrrega o nella chiosa struggente di IV Adagietto – Symphony N. 5 di Mahler, ad esempio, emerge la capacità – dicevamo, accademica e al contempo anti- – di rilettura e trascrizione di Moro ma anche la sua personalità, il suo far emergere un mondo sonoro coeso e coerente nonostante gli input in tavola siano tra i più diversi: nei casi citati, rispettivamente una trascrizione di un pezzo per sola chitarra e la riduzione sinfonica alla sola tromba e flicorno.

Non che il resto dell’album sia da meno, ma queste due rivisitazioni rendono appieno la prospettiva, le dinamiche, la forma mentis del trombettista torinese: ridurre al suo mondo le mille schegge impazzite di cui sistematicamente si nutre con la curiosità dell’appassionato e lo sguardo chirurgico dello studioso. Così trovano spazio e coerenza in un album piuttosto vario ma permeato dalla stessa, uniformante atmosfera, una mini-pièce decadente come I’m Sorry ma’am, nothing more to be done o il suo corrispettivo “funebre” Walking Towards Farewell, che rielaborano malinconie e timori personali universalizzandoli attraverso un linguaggio che è continua ricomposizione, ma anche, come nel caso della doppietta iniziale formata da Preparation And Presentation Of The Gifts e Labyrinth, il gusto per il chiaroscuro e per la contaminazione tra droni, ambient quasi sepolcrale, sospensione e stasi.

Un lavoro certosino, di ricerca, che ignora i generi e che può risultare ostico di primo acchito, ma che se si comprende la sintassi con cui Moro espone la propria visione sonora offre musica con la maiuscola e una sensibilità raramente riscontrabile.

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