• Nov
    01
    2009

Classic

Makasound

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Una vicenda che lascia di stucco: i Rastafarians erano un sestetto dedito alla piena devozione verso indovinate un po’ quale credo. Fin qui nulla di straordinario, non fosse che – in luogo di Kingston – erano domiciliati a Santa Cruz, California. Mica finita: stando alle dicerie, pare avessero occupato con amici e parenti assortiti nientemeno che una chiesa Battista, dalla quale officiavano il rito Rastafariano ogni domenica mattina con dovizia di fumate colossali e lodi all’altissimo su bassi da far crollare i muri. Ci si immagina lo sgomento del vicinato alla vista di questi personaggi intenti a ballare attorno al fuoco coi regolamentari dreadlocks che svolazzano per aria. Fin qui il folklore e l’aneddotica.

La musica? Buona e coerentemente adeguata a quanto sopra, nel solco di una battuta in levare che celebrava nelle liriche l’epoca “consapevole” e politicizzata mentre dietro l’angolo attendeva la “slackness”. Reggae che omaggia le radici africane secondo il manuale, allora, che non si nega azzeccati slarghi dub (Occupation, This Ya Music) e tuttavia patisce una scrittura non proprio memorabile (eccezioni il passo guizzante di A Love We Deal Wit e l’accorata Jah Greatest Blessings). Sorta di straight edge del credo, i nostri dedicavano quest’album del 1981 a Sua Maestà Haile Selassie I ed erano forse troppo presi dal fervore religioso per sgobbare quel tanto a raggiungere una promozione piena. Prescindendo dalla bizzarria del contesto, la riscoperta è discreta ma destinata in sostanza agli specialisti.

3 Dicembre 2007
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