• Set
    01
    2007

Album

Drag City

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Nel suo irrefrenabile girovagare per stili e generi, forse accortosi anche lui delle ultime prove discografiche non proprio convincenti della sua “creatura” (Introduction e l’EP gemello Red Gold), Mayo Thompson ritorna a collaborare con il collettivo di artisti concettuali Art & Language. Un’unione che aveva già dato buoni frutti una ventina di anni fa con degli album senz’altro da collocare in una ipotetica discografia essenziale della band. Altro gradito ritorno, quello del vecchio amico Jim O’ Rourke, che oltre a suonare la chitarra acustica, l’armonica e a contribuire ai cori, fa sentire il suo talento soprattutto in fase di produzione. Una produzione che predilige i suoni acustici e arrangiamenti semplici e raffinati, che lasciano molto spazio al pianoforte e alle voci, leggere ma incisive, del duo femminile Elisa Randazzo – Sandy Yang.

E sembra essere proprio la voce femminile a fare la differenza rispetto ai lavori più recenti della band, che vedevano protagonista il timbro basso e profondo di Mayo Thompson. Chi conosce e ha apprezzato le divertenti scorribande intellettual-cabarettistiche degli Slap Happy, riconoscerà senz’altro una certa somiglianza tra questi Red Krayola e la band di Casablanca Moon, oltre a sentire, nella voce delle due vocalist, i riflessi del canto dalle mille sfumature di Dagmar Krause. Se si aggiunge a questo, il tono freddo e incantato della migliore Nico e il concettualismo dei testi del collettivo Art & Language (del quale, per inciso, fecero parte anche insigni artisti come Josef Kossuth), si può avere già un quadro abbastanza completo dell’essenza di questo progetto, che riporta la band di Thompson indietro, verso un passato non proprio remoto, ma di gran lunga più interessante del suo presente. Le atmosfere incantate di Four Stars: The Ideal Crew e della Title-Track; la bossa nova psichedelica di The Big Vacation; l’attitudine folk-progressive di Fairest Of All e Igor Zabel’s Song, un po’ Byrds e un po’ Fairport Convention; la cantilenante Jumping Through The Mirror e la funkeggiante Il Ne Rest Qu’a Chanter sono tutte figlie di un duplice approccio, “colto” nella composizione e accessibile al momento della fruizione, sofisticato e piacevole.

Provate a immaginare una riflessione filosofica calma e rilassata, accovacciati sul picco di una montagna e avrete come risultato una delle sensazioni che può indurre l’ascolto di Sighs Trapped By Liars. Se proprio volessimo trovare qualche difetto a quest’album, potremmo criticarlo per le sue scelte stilistiche poco lungimiranti e rivolte per lo più all’indietro nel tempo. Ma, che questo possa o meno essere considerato un difetto, è una faccenda talmente relativa che si preferisce lasciarla alla coscienza e al gusto dei singoli ascoltatori.

1 Settembre 2007
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