Recensioni

5.5

A quattro anni da quel Freedom che era stato il ritorno in pompa magna sulle scene, i Refused di Dennis Lyxzén e di David Sandström pubblicano quello che nelle loro intenzioni sarebbe dovuto essere il seguito ideale di quella pietra miliare della musica tutta – dunque non solo dell’hardcore – che è The Shape of Punk To Come. Mica pizza e fichi eh, e ci sta ad avere così alte aspirazioni, però cercare di scatenare lo stesso impatto che si era ottenuto ventuno anni prima con quella Tunguska musicale di violenza, politica e urla ferali è praticamente impossibile al giorno d’oggi, e non solo per tutti i competitor, ma anche per gli stessi autori. War Music, nonostante tutto sto pò pò di premessa, è la testimonianza sonora un mezzo passo falso.

Le motivazioni? Beh, intanto sono passati tanti anni e in questi due decenni, come è normale che sia, si invecchia, cambiano le priorità e la carica caustica e brutale degli esordi fisiologicamente cala, insomma: missione impossibile. E non basta avere bei messaggi politici e rivoluzionari, chitarre affilate e drummin’ selvaggio, se poi i pezzi non reggono: pensiamo al singolo apripista Rev 001, debolissimo scimmiottamento dei bei tempi che furono, o ancora Violent Reaction, altro tentativo di mostrare i canini ma decisamente senza mordente. E così via, per tutte le dieci tracce, con qualche slancio orgoglioso (Malfire; Economy of Death) e tanta, tanta mediocrità.

Se Freedom era stato un ritorno convincente e forse meno pretenzioso, War Music riesce a capovolgere la situazione. La band ha puntato decisamente in alto ma il risultato è alquanto fiacco. Un buco nell’acqua.

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