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Renzo Stefanel, collaboratore di Rockit ed Extra Music Magazine, autore televisivo (Eventi pop su Raidue) e di libri curiosi e puntuali sull’opera di Battisti, pubblica oggi per Giunti un volume che raccoglie storie di rock andato, concentrandosi sull’aspetto bizzarro, tragicomico o per meglio dire “maledetto” della faccenda. 38 famigerati episodi che vedono protagonisti tipi poco raccomandabili come John Lennon, Sly Stone, Iggy Pop, Peter Green o Syd Barrett, per non dire delle recenti buonanime David Bowie e Lemmy Kilmister.

Il tono è divertito ma lucidissimo nel disseppellire relazioni, curiosità, reazioni a catena, con quel misto di disincanto e rigore che già in passato abbiamo potuto apprezzare in Stefanel. Qui però, oltre allo storico della musica, esce il narratore, la leggerezza della penna che si muove veloce e che sembra raccontartela a quattr’occhi. Certo, può a tratti infastidire il tono vagamente moralista, quel mettere in croce i vizi capitali – su tutti, la stupidità gratuita o peggio funzionale – di cui tante rockstar usavano menare gloria e vanto, tuttavia in realtà non fatichi a scorgere l’amore profondo che muove l’autore per questa epica rock che del rock rifletteva in qualche modo la grandezza. Molte di queste storie saranno note all’appassionato rock di livello pro, tuttavia, come spesso capita in casi del genere, l’affabulazione rinnova le vicende con elementi nuovi e angolazioni diverse, la conferma dei particolari è sale per la memoria e comunque non mancano sorprese, frammenti inediti, leggende che escono dalla nebbia.

Stupendo, nella sua delirante tragicità, il capitolo dedicato a Johnny Cash, così come febbrile e livido è quello su Hank Williams, mentre i ritratti dei manager Peter Grant e Tom Parker possiedono una durezza epica che quasi reclama un respiro più ampio, da romanzo.

21 gennaio 2016
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