• Mag
    01
    2012

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Vagrant

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I Reptar vengono da Athens, tranquilli però, non siamo di fronte all'acronimo storpiato di qualche collettivo dirty south ma a quattro giovani che suonano insieme da fine 2008, probabilmente spinti dall'incredibile successo che quell'anno ebbero i debutti discografici di MGMT e soprattutto Vampire Weekend.

Tante date live (SXSW compreso) e l'EP Oblangle Fizz Y'all del 2011 hanno anticipato l'uscita dell'opera prima dei Reptar – il nome è un tributo ad un personaggio dei Rugrats – intitolata Body Faucet e pubblicata per la Vagrant Records.

Il grosso problema dell'album – e probabilmente dell'attuale proposta musicale della band – è che se da un lato è fin troppo legato ai due punti di riferimento sopracitati – e di conseguenza forse fuori tempo massimo – dall'altro lato risulta disordinato e con soluzioni ancora poco a fuoco. Laddove i nostri camminano con i propri piedi, finiscono infatti per inciampare negli eccessi sunshine causati anche della particolare e leggermente impostata vocalità di Graham Ulicny. Un cantato che alterna tropical, jamaican e tentazioni da jam band in modo quasi caricaturale. Da segnalare la meno spensierata Ghost Bike, dove i ritmi rallentano – pur mantenendo le stesse connotazioni strumentali – e Graham narra della morte di una amica. Per il resto il calderone di Body Faucet – prodotto da Ben H. Allen (non per nulla già al lavoro con i non troppo distanti Givers) – non regala tanto di più di qualche minuto di giuliva leggerezza (il groove funk di Sweet Sippin’ Soda).

Upbeats, ritmi afro-pop, tastierine e tocchi di psichedelia Animal Collective delineano il codice genetico di un disco estivo, consigliato soprattutto a chi soffre di Vampire Weekend-astinenza.

6 Giugno 2012
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