• nov
    12
    2013

Album

Northern Spy Records

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Il comeback made in Northern Spy di Rhys Chatham, 61enne prime mover delle scena no-wave newyorchese e compositore sempre pronto a sperimentare e a sorprendere, arriva dopo l’ottimo Outdoor Spell e racchiude tre composizioni inedite elaborate dall’americano in e per situazioni differenti.

In primis la title track, mastodontico pezzo che dà il titolo all’album: 22 minuti di una composizione per 6 chitarre più basso e batteria presentata per la prima volta al Palais de Tokyo a Parigi e che rappresenta un ritorno alle origini dopo le composizioni per ensemble ampi se non ampissimi. Lo stesso Chatham ricorda, nelle esaustive e precisissime note all’album, di essere ritornato al suo ensemble elettrico per la prima volta da Die Donnergötter del 1987. In soldoni, un estatico crescendo di stratificazioni chitarristiche dalle minime variazioni ma dall’impatto mobile e mai scontato, come nel break che a metà pezzo parte “funkettone” e declina le stesse reiterazioni su panorami in apparenza nuovi.

A seguire, l’altro mastodonte Harmonie De Pontalier: The Dream Of Rhonabwy. Altrettanti minuti della title track ma atmosfere e dinamiche completamente diverse, dato che si tratta della colonna sonora per un documentario in cui un ensemble francese composto da 70 musicisti – prevalentemente fiati e percussioni – apprende e realizza una piece di musica contemporanea: proprio quella commissionata a Chatham dal regista del documentario Blaise Harrison e creata pensando alla saga arturiana (il sogno del cavaliere Rhonabwy, appunto). Una ferale marcia anch’essa in crescendo che si fa via via festiva e sensuale, rituale ed epica, con inserti e rimandi all’immaginario filmico di un Kubrick neo-classico, slanci mediorientaleggianti, alternanze pieno/vuoto e impeto massi-minimalista.

A concludere, Drastic Classicism Revisited, ritorno al passato no-wave. Il pezzo fu originariamente composto nel 1981-82, con una incursione tutto stomaco e nervi per n chitarre (appannaggio di David Daniell), altrettante trombe (a carico di Chatham) e la batteria di Ryan Sawyer. Un assalto all’arma bianca tra accenti no-wave, reiterazioni cicliche e brutalità noise-rock come non se ne sentono spesso. Lavoro da podio di fine anno, indubbiamente.

14 Dicembre 2013
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Rhys Chatham

A Crimson Grail for 400 Electric Guitars

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