• Ott
    01
    2012

Album

Club AC30

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Shoegaze revival: negli ultimi anni ne abbiamo viste di tutti i colori, dallo shitgaze passando per tutte le sfumature dreamy per finire agli annunciati "se non vedo non credo" prossimi comeback dei mostri sacri Slowdive e My Bloody Valentine.

E' proprio quello dei My Bloody Valentine il nome che spesso viene – giustamente – citato quando si parla dei Ringo Deathstarr: i texani infatti non fanno nulla per nascondere la propria devozione per la band di Kevin Shields e Bilinda Butcher. Non l'hanno fatto nel debutto Colour Trip dello scorso anno e non lo fanno neanche in Mauve, sophomore pubblicato per la Club AC30.

Un conto è partire da influenze nette e mostrare comunque grosse dosi di personalità, un conto è emulare. Buona parte dei tredici brani che compongono Mauve segue lo stilema MBV (soprattutto il periodo Isn't Anything) e lo si capisce già dalle atmosfere della iniziale Rip marchiata del classico muro di distorsioni e feedback sotto il quale si snoda l'armoniosa linea melodica di Alex "Bilinda" Gehring. E' però in brani come Fifteen che si rischia il plagio: stesso moto ondoso chitarristico, stessi giochi di specchi a due voci e persino l'impostazione della batteria sembra essere presa letteralmente in prestito.

I My Bloody Valentine più noise-oriented rivivono anche in Burn, nel bel riff che si impone in Drain, nell'estasi immolante di Waste e nei Velvet Underground frullati di Do You Wanna?. Le variazioni vanno ricercate in una certa attitudine slacker-punkish tipicamente americana (Slack per l'appunto) e nei non riuscitissimi passaggi più pacati (Brightest Star in zona Slowdive e Drag).

I revivalisti Ringo Deathstarr continuano a guardarsi le scarpe impolverate dal deserto texano. Scarpe che si rifanno al miglior modello presente sul mercato venti anni fa e che per quanto curate e di buona fattura, rimangono pur sempre una moderna imitazione.

6 Ottobre 2012
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