Recensioni

Robyn Hitchcock è un ragazzino di cinquantasei anni che pensa ancora alla musica come a un gioco. Lo intuisci quando si presenta sul palco con indosso una camicia dai colori impossibili e un paio di pantaloni viola shocking eccessivi anche per un Mick Jagger periodo Their Satanic Majesties Request. Te ne convinci quando alla fine di una Insanely Jealous tiratissima si lascia scappare un “questa è venuta bene” quasi fosse un quattordicenne alle prime prove col suo nuovo gruppo. Ne hai infine la certezza matematica a conclusione di un set che è anche covers affezionate – una A Day In The Life dei Beatles praticamente improvvisata e una Not Dark Yet di Bob Dylan chitarra e voce – e non solo brani originali.

Mr. Hitchcock si diverte e noi gliene siamo grati, anche perché era dal 2003 che non lo vedevamo on stage. Il tour era quello di un Nextdoorland che ai tempi celebrava un po’ la rinascita dei Soft Boys e i compagni di viaggio rispondevano al nome di Kimberley Rew, Morris Windsor e Matthew Seligman. Questa volta tra i crediti non v’è traccia dei “ragazzi soffici” e nemmeno dei Venus 3 chiamati a raccolta sull’ultimo Goodnight Oslo, visto che a dar man forte al padrone di casa ci sono Jenny Adejayan, Rob Ellis e Paul Noble. Musicisti dal background tutt’altro che improvvisato, come ci accorgiamo con il passare dei minuti grazie a un violoncello nervoso, un battere preciso dietro ai tamburi e un basso creativo deformato da un perenne sorriso chimico.

Saturday Groovers, Goodnight Oslo, Up To Our Next si succedono veloci dall’ultimo disco, assieme a qualche estratto dal precedente Olè Taràntula – citiamo a memoria Museum Of Sex e Belltown Ramble – e a materiale solista proveniente dal passato remoto. Per una serata surreale oltre le aspettative. Sotto il palco, infatti, siamo a metà strada tra una festa di paese e un happening alternativo, con tanto di audience composta in minima percentuale da fans e in massima parte da over cinquanta, sessanta e settanta in vacanza nei dintorni di Riolo Terme.

Alla fine dei giochi rimane una formula musicale capace di invecchiare con grazia pur suonando sempre uguale a sé stessa. Un po’ come dei Rolling Stones post Sticky Fingers, insomma, prigionieri di uno stile negli anni a venire ma non per questo necessariamente poco efficaci. La differenza nel caso di Robyn Hitchcock la fa la convinzione con cui il diretto interessato interpreta il ruolo di alfiere psichedelico legato a Bob Dylan, Syd Barrett, Beatles e Byrds che da sempre lo identifica, oltre a un songwriting che non mostra cedimenti rilevanti.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette