• ott
    01
    2006

Album

Yep Roc

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Imbattersi in nuovo disco di Robyn Hitchcock è come ricevere la lettera di un vecchio amico che si fa sentire ogni tanto: non importa che in fondo racconti sempre le stesse cose, l’importante è sapere che stia bene.

Olè Tarantula non solo conferma lo stato di salute del Ragazzo Soffice, ma se possibile porta anche qualche buona e gradita notizia. Come il ritorno a una backing band dopo gli anni folk (tutt’altro che secondari, culminati in dischi di spessore come gli ultimi Luxor e Spooked): al posto dei mitologici – in ogni senso- Egyptians, archiviati definitivamente con Respect (1993), troviamo oggi i Venus 3 composti dai Minus 5 Bill Rieflin, Scott McCaughey e – rullo di tamburi – Peter Buck.

L’ammirazione di Robyn per il lavoro dei R.E.M. (ovviamente ricambiata con riverenza) non era un mistero, e una joint venture del genere non poteva che dare esiti felici: non solo il songwriting di Hitchcock è sempre in forma – pur non spostandosi di un millimetro dalle solite coordinate – ma addirittura qua e là si sente Buck tornare ai fasti garage-raga-psych di Reckoning e dintorni (Underground Sun,Red Locust Frenzy o The Authority Box, acida alla Monster).

Un sogno per gli estimatori di entrambi, ma non è tutto: laddove gli Egyptians erano pienamente immersi nei trip psych del band leader, adesso il suono è più bilanciato verso il classic rock (complici anche comparsate di Ian Mclagan dei Faces e il vecchio compare Kimberley Rev), senza però snaturare la sua poesia visionaria, a cui gli anni hanno aggiunto un’agrodolce malinconia che si cela dietro la maschera del giullare (vedi la toccante elegia per Arthur Kane dei New York Dolls, NY Doll appunto).

E così tra un estremo omaggio al Diamante Pazzo (Adventure Rocket Ship), un folk sbarazzino macchiato da un piano vaudeville annata ’67 (Belltown Rumble), l’ennesimo tributo a Bob Dylan (la title track) e una sciocchezza come Cause It’s Love (che pare uscita da Fegmania!) ritroviamo il caro vecchio Robyn di sempre, tuttavia capace ancora di regalarsi in maniera convincente e per certi versi spiazzante. Bentornato, ancora una volta.

1 ottobre 2006
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