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7

Molto probabilmente Bruno Dorella è l’ultimo dei romantici. Non in senso melenso come la tradizione letteraria travisata ci ha insegnato, quanto in quelle forme di romanticismo cruento alla Hugo, sanguigno, oscuro, cupo, attratto dalle ombre e dai chiaroscuri dei risvolti dell’animo umano. Roba che traduce perfettamente nel suo progetto in solo, in cui fa ruotare vorticosamente intorno a sé una serie di amici e collaboratori di volta in volta nuovi: questa volta tocca a Diego Pasini (basso, Actionmen), Matteo Sideri (batteria, già Above The Tree & The E-Side) e Cristian Naldi (chitarra, Fulkanelli) supportare l’universo monocromo del deus ex machina in un nuovo viaggio, quasi che il titolo del precedente lavoro, Fenice, fosse prodigo di previsioni di rinascite.

Sia come sia, cambiano gli elementi in ballo in questo ossimorico album, ma non la sostanza. Una sostanza fatta di eleganza e umoralità ondivaga, virata su lande western e, forse più che in passato, notturne, cariche di tensioni e, come si diceva poc’anzi, di chiaroscuri emozionali dal forte impatto visionario. L’attacco affidato alla lunga La Cinese racchiude bene il senso delle parole accennate sopra: addolcita dalle corde di Nicola Manzan (Bologna Violenta), è una nenia soffusa e sognante rotta all’improvviso da aperture solari e visionarie, così come da passaggi notturni e minacciosi, penombre e sfumature sapientemente architettate dall’interplay tra i quattro. Non servono parole, come capita spesso, se non sempre, coi Ronin. L’eccezione questa volta fa il paio con la It Was A Very Good Year di Fenice affidata a Emma Tricca, ed è Far Out, breve gemma in cui la voce sognante di Francesca Amati (Comaneci) trasmette gli stessi brividi, tra corde pizzicate ed ensemble al completo (si aggiungono Nicola Ratti e Glauco Salvo, l’altro mezzo Comaneci).

Il resto si muove tra western sound cinematografico e polveroso ma mai sopra le righe (il tributo a Ravenna dell’omonima canzone, l’epica Gilgamesh che riecheggia viaggi lontani e avventure fantastiche), funeree marcette da tramonto estatico (Caligula), sfumature noir, aperture slow-rock, slanci da soundtrack immaginaria e tanto altro ancora, reso sempre con eleganza e umiltà.

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