• ott
    28
    2016

Album

Group Tightener

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Prendi i Depeche Mode, svuotali dell’oscurità che appartiene loro, mescola il tutto con dei Future Islands meno drammatici e degli LCD Soundsystem meno festaioli, e il risultato sarà molto vicino a questo Camera Trouble dei Roses. Il trio losangelino, per merito anche dei trascorsi dei membri del gruppo, maneggia con abilità vibrazioni provenienti dagli anni Ottanta e dallo speculare revival del nuovo millennio, riuscendo abilmente a piegare synth-pop ed elettronica ad uno stile nel songwriting simile a quello dei canadesi The Shins.

Dreamlover dà corpo a tutto questo nel migliore dei modi, così come la successiva It’s Eerie, dove degli A-ha sommessi incontrano dei DIIV meno oscuri. Julian March è un’istantanea di qualità che rimane sospesa nel tempo, non suonando particolarmente “fresca” eppure convincendo. Più che un difetto, un pregio, nel quale i Roses si cullano muovendosi abilmente tra scrittura e scelte musicali che sfiorano new-wave e dream-pop, senza sconfinare mai del tutto in questi territori.

Ottimo esordio per la band statunitense, che pubblica un disco godibile e non banale, interessante nei momenti più malinconici così come in quelli più spensierati.

6 novembre 2016
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