• Mag
    05
    2014

Album

One Little Indian

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Inutile evidenziare per l’ennesima volta come una nazione con lo stesso numero di abitanti di Bari, ovvero l’Islanda, sia stata capace negli ultimi venticinque anni di ritagliarsi una posizione di assoluto rilievo all’interno del panorama musicale internazionale. Una spinta artistico-mediatica che non sembra attenuarsi in questi anni Dieci: basti pensare ai riscontri commerciali fuori scala degli Of Monsters and Men o ai ciclici prospetti in formato next big thing, da Sin Fang ad Asgeir, passando per i giovanissimi Samaris.

Il trio composto dai poco più che maggiorenni Jófríður Ákadóttir (voce e già parte delle Pascal Pinon), Þórður Kári Steinþórsson (comparto elettronico) e Áslaug Rún Magnúsdóttir (clarinetto) ha iniziato a farsi conoscere fuori dai confini nazionali lo scorso anno grazie all’omonimo album-compilation che raccoglieva i brani contenuti nei primi due EP, Hljóma Þú (ottima la titletrack) e Stofnar Falla. A qualche mese di distanza i Samaris completano il definitivo lancio attraverso le dieci tracce che compongono l’album di debutto, Silkidrangar, pubblicato da una One Little Indian come sempre attentissima alla scena islandese (Ólöf Arnalds, Björk, Asgeir, ecc…). Rispetto agli esordi si scorge una maggiore attenzione verso l’aspetto ritmico – probabilmente influenzato dai numerosi remix che hanno coinvolto alcuni brani delle precedenti release – ma rimane intatto il concetto alla base della formula stilistica del trio, ovvero un gioco freddo-caldo che miscela gli stilemi evocanti i gelidi avamposti nordici con il tepore spesso associato a certe sonorità chillout.

L’iniziale Nott sintetizza piuttosto bene il concetto (tra l’altro rintracciabile anche a livello estetico) con un beat dritto, soluzioni a cavallo tra new age e downtempo anni ’90 e un timbro, quello di Jófríður, non troppo distante da quello di Björk. Chill-music che si muove sottopelle e che riesce a conquistare grazie all’importante apporto fornito da un clarinetto spesso protagonista.

Silkidrangar prende spesso una piega per certi versi esotica: è il caso di Ég Vildi Fegin Verða, sospesa tra battute ad altezza Enigma o Deep Forest ed infiltrazioni trip-hop, o di una Lifsins Stjarna che punta diritta alle coordinate targate Gotan Project infarcite da effetti (rintracciabili anche in Hrafnar) presi in prestito dall’universo reggae/dub. A controbilanciare queste suggestioni abbiamo comunque punti di contatto con i landscape islandesi, dalle melodie legate alla tradizione nordic-folk ai testi (divisi tra natura e malinconia), presi letteralmente in prestito da poesie locali del 19° secolo.

Il progetto Samaris è già ben delineato e riconoscibile; quello che certamente ancora manca è il fattore esperienza in grado di concretizzare un’intuizione stilistica forte e, tutto sommato, vincente.

25 Aprile 2014
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