Live Report

Add to Flipboard Magazine.

Non fosse stato surclassato dalla reunion dei My Bloody Valentine, questo sarebbe diventato, con ogni probabilità, il concerto del mese. Le Savages sono infatti il vero cult group esordiente del 2013. Riscuotono consensi praticamente ovunque: testate specializzate e non solo, articoli firmati da penne prestigiose e una corposa fila di giornalisti in attesa per l’intervista di rito.

L’album Silence Yourself, ancora fresco di pubblicazione, finirà sicuramente nelle classifiche di fine anno. Se si tratta di predestinate o solo del fenomeno del momento è presto per dirlo. Certo, i paragoni ingombranti tirati in ballo portano da Siouxsie a PJ Harvey, e se qualcuno potrebbe scambiarli per gli abbagli di media eccessivamente benevoli e pronti a lanciare qualsiasi novità arrivi dalla perfida Albione, è comunque un’etichetta come l’americana Matador a pubblicare insieme alla Pop Noire: non varrà come garanzia assoluta ma è un dettaglio strategico in grado d’attirare l’attenzione anche dei più refrattari alle “novità indie” dagli anni Zero a oggi, e degli ancor più scettici per quanto riguarda il filone neo post-punk. Filone le cui origini si perdono addirittura nella metà dei 90s con il fenomeno della new wave of the new wave  (vi ricordate le Elastica? Alle reunion di turno mancano solo loro…). Fortuna per tutti, al di là della somiglianza molto superficiale, le Savages sembrano fatte di tutt’altra pasta rispetto al gruppo di Justine Frischmann. E da bravi prevenuti – pur fidandoci della Matador – siamo andati a vederle a mo’ di vero banco di prova di un disco e di una band tutta – ancora – da rispettare.

Il risultato? Più che confortante. A parte quelle canzoni che già sembravano di qualità superiore come Shut Up e soprattutto She Will, le esecuzioni e il mixaggio live restituiscono un’idea in 3D dell’album d’esordio del quartetto londinese, e la cosa più interessante è che City’s Full, Strife e Waiting for a Sign si fanno addirittura preferire trasportate sul palco che non in versione studio. La geometria basso-chitarra-batteria, essenziale e spigolosa, permette d’apprezzare i singoli contributi e soprattutto il lavoro della chitarrista Gemma Thompson: i suoi interventi sotto forma di riff, frasi ritmiche, fill rumoristici e arpeggi in punta di dita sono sempre azzeccati oltre a citare più o meno tutti i chitarristi più originali della new wave, da Daniel Ash dei Bauhaus a Robert Smith a Bernard Sumner, John McGeoch, Andy Gill, Keith Levene, Will Sergeant, Geordie Walker dei Killing Joke, ridotti a una grammatica essenziale e funzionale ai singoli pezzi, senza ricalcare uno stile particolare ma come in una palette dove prendere ora un colore ora l’altro a seconda di ciò che serve. E’ il segno di un approccio più creativo che calligrafico, per quanto reverenziale nei confronti di una certa estetica che i filologi hanno già avuto modo di sviscerare in tutte le sue componenti, e che ha bisogno di idee ed energie fresche per risultare ancora efficace. Energie e idee che le nostre sembrano avere dalla propria parte.

Il repertorio per forza di cose non va oltre una dozzina di brani, quasi tutti dell’album a parte il lato B Flying to Berlin e la conclusiva Fuckers, ma le esecuzioni hanno tutte quella “grazia sottopressione” che piace tanto a chi non può fare a meno di ascoltare rock chitarristico anche nel secondo decennio del XXI secolo. Giusto accennare alla presenza vocale di Jhenny Beth, il cui accento si spiega con le origini francesi e non con la volontà di scimmiottare cadenze proprie di scene come quella di Manchester (guarda che cattiverie vanno a pensare certi critici da strapazzo della rete…).

Rimane l’effetto “Ian Curtis al femminile”, ma molto meno accentuato di quello che si potrebbe pensare e soprattutto per nulla fastidioso: la ragazza ha personalità nonostante i noti riferimenti stilistici. Nessuno si aspettava chissà quali prodezze, piuttosto conferme di una solidità che alla prova dei fatti c’è. Peccato soltanto per lo spazio scelto dal locale, un po’ angusto per il pubblico presente.

30 Maggio 2013
Leggi tutto
Precedente
Maurizio Marino – Gianni Sassi. Fuori di testa Maurizio Marino – Gianni Sassi. Fuori di testa
Successivo
These New Puritans – Field Of Reeds These New Puritans – Field Of Reeds

artista

Altre notizie suggerite