• nov
    05
    2015

Album

Manic Depression

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Arrivati al loro terzo disco su lunga distanza, il duo Schonwald, formato da Alessandra Gismondi e Luca Bandini, ci consegna un lavoro maturo, con un respiro internazionale, sospeso tra darkwave e shoegaze. Tanto che per loro, come per il progetto svizzero Veil Of Light, si potrebbe quasi parlare di una sorta di “gothgaze”, ma si prenda la definizione con la giusta dose d’ironia. Between Parallel Lights, fuori il 5 novembre 2015 per la label francese Manic Depression e per Anywave, è un lavoro virato su tinte fosche, ma con un incedere ipnotico a base di drum machine, diretto e sincero. Il nome Schonwald deriva dal tedesco “schönwald”, che vuol dire “bella foresta”, ma sostituendo la “ö” il significato diventa più o meno “essere nella foresta”. Proprio, come in certe foreste nordeuropee, il sole sembra penetrare tra gli alberi, in una fitta vegetazione, mentre si percorrono i sentieri del bosco. Il lavoro del duo ravennate costituirebbe la colonna sonora perfetta di una simile esplorazione/meditazione.

Non mancano brani che si aprono a una dimensione romantica e melodica, come l’orecchiabile Lux e la morbida Shatter, capaci entrambe di avere un “appeal” anche al di fuori di un ambito strettamente dark e synth-wave. Molte le influenze, dai New Order ai The Cure passando per i Twice A Men, per un lavoro che presenta brani ben riusciti come Directions, in grado di restarti in testa anche grazie alla voce evocativa di Alessandra Gismondi. Il duo si dimostra abile anche nel costruire buone melodie e intrecci interessanti di voce e chitarra elettrica. Si ascolti a riguardo l’ottima tracce Venice, la quale precede l’altrettanto riuscita Fury, sospesa tra ondate di percussioni elettroniche, sintetizzatori e sghembe chitarre elettrificate.

Chiudono il disco due ottime tracce più elettroniche, Silver Veins e Wall, in cui il duo mostra un’ottima padronanza dei sintetizzatori e della materia synth wave, anche con rimembranze kraut e ipnagogie post-Suicide che chiudono il viaggio nella foresta. Evidentemente la nebbia ravennate ben si coniuga ad un certo “spleen” dark, ma si tratta di un lavoro capace, come in passato, di cogliere l’onda elettro wave e di raccogliere consensi internazionali, anche in città come Stoccolma, Berlino, Parigi e Londra, non rimanendo quindi confinato ad una dimensione solamente italiana.

4 novembre 2015
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