Recensioni

5.9

Decisamente più synth pop – quasi dreamy – e meno elettronica per Disconnect From Desire, nuovo lavoro per School Of Seven Bells, a due anni dall’esordio sulla lunga durata Alpinisms (in ristampa a ottobre). O meglio, un ibrido irrisolto tra synth pop e elettropop, con pose da metà Ottanta onestamente un po’ stanche (i Cure dilaganti, tra chitarre alla Robert Smith e umori grigiocolor, in Heart Is Strange e in I L U) che si mescolano a spunti articolatorii che destano curiosità, ma poco più – vedi la costruzione di Dust Devil.

Sembrerebbe che negli ascolti di Benjamin Curtis (dei Secret Machines) e socie (provenienti da On! Air! Library!), ultimamente, siano stati rimossi i Novanta, che nell’EP di esordio avevamo segnalato come buon punto di vista sugli Eighties pop. Il calore vero, nell’etereo incalzare di drum machine su cui si basa l’album, emerge nelle lievi scordature che in pochi momenti assumono le chitarre, capaci repentinamente (Bye Bye Bye) di trasportarci in atmosfere My Bloody Valentine (senza rumore di reattore di fondo), ma vittime poi del canto all’unisono delle gemelle Deheza, che riporta tutto alla normalità, e agli echi Blow-iani.

Manifesto del futuro di School Of Seven Bells potrebbe essere basato su un’asciuttezza più determinata (la Ultravox-iana Camarilla), meno languida – più personale, semplicemente. Ci aspettiamo, per lo meno, un lavoro più di cesello sulle voci delle Deheza, troppo uguali – e troppo monolitico, come tratto distintivo – per non cercare di differenziarle, per vedere l’effetto che fa. Ma a ognuno il suo ruolo.

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