Recensioni

7.5

Appurato lo shifting techno – che non volta le spalle a mamma Warp – del precedente 12” Klinik / Hundreds & Thousands, e la selecta a base di drum’n’bass nel recente Sub:stance, di Paul Rose era attesa la collocazione nel continuum dopo i fasti ambient-step dell’oramai antologico A Mutual Antipathy.

Scuba risponde portando la formula al livello successivo come non ci si aspettava, triangolando sapientemente i cosiddetti sottostili in quello che rappresenterà la pietra d’angolo per la scena a partire dalla rimessa in gioco del two step burial-iano in groove ambient house (già in odor di deep in Latch), oppure dialogando a distanza con gli olandesi (2562, Martyn) a colpi di lezioni funk house e trance (On Deck, Tracers). La forza sta comunque nell’intuizione drum’n’bass, riproposta non come baluardo bensì restituendocela come anti materia: in pratica l’essenza e l’eleganza della Metalheaz del 1996 (Three Sided Shape) tolta d’ogni elemento euforico, una mental d’n’b come seme nella roccia dell’overstep.

Di più, attraverso un portato concreto – da sound degli abissi come da pendici del vulcano – all’opera s’aggiungono la coesione, la coerenza e la cifra stilistica, altra triangolazione in sublimazione questa volta tecnica, perché in quanto a steps Rose non rinuncia nè a groove housey nè a stilettate techno (l’egregia You Got Me con tanto di tastiera cinematografica à la John Carpenter). Molta carne al fuoco, tanto che con i soli fuori programma (Minerals) c’è pure da giocarsi l’asso afro step, un passo prima della soulness di Burial e King Midas Sound. Fondamentale.

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