• ott
    01
    2006

Album

EMI

Add to Flipboard Magazine.

Con un cognome e un DNA così, una carriera “normale” – ovvero né favorita in partenza, né sommersa da aspettative enormi – è a dir poco un’utopia. Questo Sean Ono Lennon lo sa bene. Infatti, anziché sgomitare per una propria “indipendenza” come il fratellastro Julian, ha sempre preferito muoversi con cautela: certo, aiutato da mamma Yoko, che l’ha introdotto da subito nella scena underground della Grande Mela volendolo nella sua support band IMA (con cui ha realizzato Rising, 1995); poi le partecipazioni ai progetti Cibo Matto e Soulfly, fino al debutto solista nel 1998 con Into The Sun, per la Grand Royal dei Beastie Boys.

Gli otto anni trascorsi per dare un seguito a Into The Sun suggeriscono la volontà di Lennon Jr. di mantenere un profilo basso, anche se, malignando, si potrebbe pure pensare a un’ispirazione a singhiozzo. Friendly Fire non conferma né smentisce del tutto, anzi apre nuovi interrogativi, in primis sulla statura cantautorale di Sean. E qui, finalmente, entra in gioco il confronto con il padre, che anziché evitato stavolta viene addirittura ricercato: se infatti l’esordio si smarcava giocando su un meltin’ pot stilistico accostabile più a Beck che a qualsivoglia umore beatlesiano, qui avviene un’incursione diretta nel terreno lennoniano per eccellenza, la ballata intimista per piano e chitarra in stile White Album / Plastic Ono Band; un accostamento tutt’altro che ardito, evidente anche dal soggetto delle canzoni, dieci cupe ballate su amore, tradimento e solitudine (a cui si accompagnano nella versione DVD altrettanti cortometraggi diretti da Michele Civetta e interpretati da amici come Bijou Phillips, Asia Argento, Carrie Fisher, Devon Aoki).

Lecito dunque chiedersi: tolti i cromosomi, cosa resta? A ben vedere, a parte le volute suggestioni paterne – Wait For Me cita esplicitamente I’m Only Sleeping, mentre la voce double-tracked di Headlight è un marchio di fabbrica inequivocabile, così come tanti altri omaggi sparsi fra le tracce -, FriendlyFire si colloca piuttosto sulla scia di un Elliott Smith (Spectacle, On And Off Again) unito allo spleen malinconico degli ultimi Blonde Redhead (Dead Meat, Friendly Fire, Parachute). Da un lato arrangiamenti curati ed efficaci nel mood, dall’altro una scrittura piuttosto monotona (sintomatico il fatto che l’unica sorpresa venga da una cover di Marc Bolan, Would I Be The One) e un timbro vocale spesso non all’altezza sono i pro e i contro di un lavoro altrimenti onesto e a suo modo riuscito. In altre parole: a volte il cuore non basta.

16 Ottobre 2006
Leggi tutto
Precedente
John Fahey – The Voice Of The Turtle John Fahey – The Voice Of The Turtle
Successivo
Brian De Palma – Black Dahlia Brian De Palma – Black Dahlia

album

artista

Altre notizie suggerite