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    01
    2010

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Fabric

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Dopo che l’hanno sentito suonare dal vivo in una delle serate più acclamate della scorsa stagione, i capocchia del Fabric gli hanno subito presentato il contratto per registrare la compilation sulla serie di punta del locale londinese. Shackleton ha ovviamente accettato e ci ha messo dentro un set simile a quello dello scorso Dissonanze. Roba da trip e tunnel vision, altro che pre-serata disco.

Questo disco di sole produzioni dell’uomo – lusso concesso a Ricardo Villalobos, Omar S e pochi altri – più che un mix è una messa. Un rito sciamanico fatto di voci, suoni che passano velocemente da un canale all’altro; una trance meditata, ricca di drones e di appigli a estetiche da sabba. Siamo oltre l'estetica stepping londinese: il padrino dell’ormai defunta Skull Disco (con l’amico Appleblim) si accosta alle estetiche berlinesi che puntano su percussività e sballi visionari alieni dalla cassa dritta techno che oggi gente come Scuba innesta a man bassa. Quindi niente cattiveria plastificata grime o cupezze da sobborghi londinesi.

Il magma sonico della raccolta semmai avvolge nei misticismi dei Current 93 (Deadman), dei Can (Man On A String) o in una goa sognata dai mid-thirty di oggi (Busted Spirit) con i paradisi degli ORB (Ice). Padri nobili e sottofondi mentali di qualche tempo fa che si incontrano anche dal punto di vista tecnologico, con l’onnipresente elettronica pulita di Four Tet, l'amore per le percussioni orientali (New Dawn) o gli effetti da camera d'eco dub à la Pole.

Perfezione certosina nel mixing, varietà negli accostamenti e oculatezza dei timbri ne fanno il miglior regalo di Natale per chiunque ami la musica del desiderio. Una delle compilation dell’anno.

29 Novembre 2010
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