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    15
    2016

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Con una Grimes capace di completare la trasformazione pop senza perdere l’eccentricità dei primi tempi (Art Angels), dei Majical Cloudz ancora una volta in grande spolvero e forse mai così ispirati (Are You Alone?) e una U.S. Girls alle prese con il suo miglior disco (Half Free), la frangia più art-friendly della scena canadese ha marchiato a fuoco l’autunno 2015. In mezzo a questi tre nomi già affermati (perlomeno in ambiente “indie“), si è fatto lentamente largo quello dei SheDevils, duo di Montreal composto da Audrey Ann e Kyle Jukka.

Nonostante la quantità di materiale disponibile sia al momento decisamente limitata, il loro omonimo EP è una delle primissime uscite di questo 2016 su cui mettere i riflettori. Tre sole tracce (più un remix) che decostruiscono l’estetica da scappati di casa classica della fauna hip di Montreal partendo dal passato più remoto, ovvero da quella stagione pop 60s che abbiamo già scovato tra i solchi di U.S. Girls. Anche in questo caso il retro-pop è esclusivamente un punto di partenza per puntare altrove: nel primo singolo Come il tappeto garage-surf spensierato (sporcato da effettistica psichedelica) si plasma coerentemente con le linee melodiche di Audrey Ann, creando qualcosa di incredibilmente appiccicoso ma contemporaneamente sinistro, tanto che i passaggi “hey baby can I get a little closer? There are things that I want you to hear” e “Don’t try to resist me. Come, come, come, come, come“, suonano più come una minaccia che come un invito.

La seconda traccia, Where There’s No One, non tenta neppure di mascherare un certo retrogusto inquietante di scuola Lynch: attorno ad un ipnotico loop di organo (ad orecchio dovrebbe essere un brevissimo estratto di A Whiter Shade Of Pale), i due canadesi – con l’aiuto di Matthew Otto dei Majical Cloudz – portano il discorso su territori più onirici. I Wanna Touch invece si dirama da una sampledelia vinilica vagamente lisergica: nessun vero ritornello, semmai anche in questo caso – come in Come – viene utilizzato l’escamotage della ripetizione estremizzata e ipnotica del titolo per marcare il momento cardine del brano. Chiude una versione remix (in modalità narco-pop) di Come nella quale vengono accentuati i lati weird-psy del duo.

Acerbi e imprevedibili: i due aggettivi che scaturiscono da questo primo EP sono anche due ottime motivazioni per seguire con attenzione le prossime mosse del progetto canadese.
15 Gennaio 2016
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