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    01
    2007

Classic

Touch & Go / Quarterstick Records

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Intanto i semi piantati dal Grande Nero e dallo Stupratore danno vita ad una delle scene più originali della storia del rock stelle e strisce, cresciuta sotto terra mentre in superfice si affermano le bands di Seattle e le riot girls. Etichette come Amphetamine Reptile, Touch&Go e Trance Syndicate fanno del suono dissonante e distorto e dei testi provocatori e nichilisti tipici degli ensembles albiniani un marchio di fabbrica. La scena si inaridisce però velocemente tra scioglimenti tragici e prematuri (Surgery) e normalizzazione e ammorbidimento del suono (Helmet, Cop Shoot Cop).

1993. Albini scende in campo. Reclutati Todd Trainer (Rifle Sport) alla batteria e Bob Weston (Volcano Suns) al basso, forma gli Shellac, dal nome di una colla prodotta con sterco di insetti. Anticipato da 3 singoli formidabili (Rude Gesture, Uranus e The Bird Is The Most Popular Finger), esce At Action Park, quello che ad oggi può essere considerato il suo capolavoro.

Se gli Unsane squarciano i timpani dell’ascoltatore usando la motosega e i Killdozer li squassano a martellate, gli Shellac li incidono accuratamente con il bisturi. La prima impressione ascoltando l’album è che la furia e la disperazione vengano incanalate in un sadismo freddo e consapevole, ma non meno inquietante. Il suono, al contrario di altre bands che utilizzano strati di rumore per sommergere l’ascoltatore con un wall of sound indecifrabile di fuzz e feedback, è scarno, elementare, palpabile. I tre strumenti, invece di generare sabbie mobili, innalzano una catena montuosa, il suono è in rilievo, si può vedere.

La direzione presa dagli Shellac è quella di sfrondare il rock, di semplificarne le trame ma non il disegno (“Mi affascinerebbe una musica rock da un accordo solo.” dichiara il Nostro all’epoca).

L’attacco viene affidato ad Albini che tortura la chitarra prima che entrino Trainer e Weston in una messa psycho-jazz a condire un delirio su baseball e razzismo. Il brano non ha riferimenti nel rock classico, è destrutturato e in un certo modo sgraziato, come la coda dell’aritmico strumentale Pull The Cup, dove chitarra e batteria diventano una l’eco dell’altra, dopo una suite math-rock coinvolgente che anticipa certe geometrie tipiche dei Don Caballero, ricche di scarti e inserti di chitarra/basso/batteria. Crow si apre con un basso implacabile e sferzante, porta al limite la ferocia vocale e sonora e con un finale maniacale può essere considerato l’apice del disco. Se alcuni passaggi si riallacciano al passato di Albini (A Minute e Dog And Pony Show), altri sono inaspettati, come The Idea Of North, dove il recitato di Steve è immerso in un’atmosfera che anticipa certo post-rock di marca Constellation, o come l’intro funky schizoide di Song Of The Minerals o la melodia orientaleggiante del frammento Boche’s Dick.

La jam spregiudicata Il Porno Star, attraverso funamboliche divagazioni,implosioni e sottrazioni, porta a compime

1 Gennaio 2007
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