Recensioni

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Autori nel 2013 di Consumer Complaints, fulminante esordio che attirò (tra le altre) anche le attenzioni della storica label inglese Fat Cat, gli Shopping tornano con Why Choose confermando tutte le belle cose viste e sentite nella prova precedente.

Trio londinese debitore tanto verso i B-52’s quanto verso le Slits (e in minor parte i Gang of Four – stiamo parlando di post-punk bello e buono, se non si fosse capito), la band snocciola in trentatré minuti netti dodici pezzi affilatissimi, caratterizzati da un’urgenza, da un fuoco dentro, che non ha eguali tra i gruppi punk di oggi. Un’estetica rispettata, con tutti i crismi del caso, dalla band, ma anche un tentativo di superare i confini di un genere che ha vissuto una seconda giovinezza col revival post agli inizi degli anni Zero, ma non ha realmente avuto la possibilità di vedere ampliato il proprio vocabolario. Ed è qui che entrano in gioco i tre inglesi, che, aiutati da un’anagrafica che sorride loro e da una forza compositiva invidiabile, potrebbero scrivere pagine importanti per il post-punk.

Echi reggae e dub (Time Wasted) naturalmente liofilizzati e sintetizzati secondo la lezione dei B52’s si scontrano con bordate post (Wind Up), flirtando con la disco (Why Wait) e il motorik sghembo (Take It Outside): il tutto scandito dalle fenomenali e letali chitarre del totem Rachel Aggs, vera e propria creatrice del suono degli Shopping.

Con il supporto di un’etichetta seria e prestigiosa come Fat Cat (la label ha ristampato qualche mese fa il primo album della band), gli Shopping possono veramente fare il salto di qualità e raggiungere la definitiva consacrazione con il prossimo lavoro. Per ora Why Choose risulta, insieme a Key Markets e Divide And Exit dei conterranei Sleaford Mods, uno dei migliori lavori post-punk degli ultimi anni. E non è poco.

 

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