• Dic
    11
    2012

Album

Autoprodotto

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Il gioco è bello finchè dura poco. Mediamente ho (quasi) sempre trovato interessanti i progetti composti da una coppia beatmaker+vocalist, ma ultimamente questa sembra essere davvero diventata la via più facile per farsi notare all’interno di un certo tipo di target.

Se ti chiami Niki & The Dove o Purity Ring (giusto per citare due nomi usciti con un LP quest’anno) hai dalla tua parte, a seconda dei casi, intuizioni melodico-ritmiche fuori dal comune o una forte attitudine innovativa, ma generalmente non basta una base d’effetto e qualche vocalizzo glacialmente sensuale a far tornare il conto. E’ la legge ciclica della musica: ci sono i pionieri, ci sono quelli che portano evoluzione e infine quelli che semplicemente sfruttano la scia andando a saturare il movimento di riferimento.

In quest’ultima categoria possiamo probabilmente inserire le Shuteye anche se, contrariamente alla solita formazione uomo-donna, siamo di fronte ad una variante: sono due ragazze, la dj Alena Ratner e la cantante di probabile origine asiatica Elysia Hang-fu. Il trucco però è ancora una volta quello degli opposti, Alena porta all’estremo il lato maschile, Elysia quello femminile. Stanziate a Chicago, entrambe componevano e scrivevano musica ancora prima di incontrarsi e dare vita al progetto Shuteye, inaugurato ufficialemente con l’EP del 2011 Sun Night Sky.

Tutti i quattro brani presenti nell’EP trovano posto in Hush Hush, l’album di debutto – autoprodotto e momentaneamente senza label – di Alena e Elysia. Si parte con Dreams, battute elettroniche, strofa melodicamente astratta, chorus in modalità slow-Ladytron e qualche beat più corposo ad alzare il tiro.

Tracce mediamente lunghe con controllo della situazione spesso affidato alla sola Alena, risvolti electro-r&b a sostenere intrecci dreamy (Died), microgemiti echizzati (Sun Night Sky) alternati a voci fanciullesche (Between The Lines) ed una eterna lotta tra forma e sostanza (interessanti le battute anticipate di How You Are I Never). Il singolo Hearts and Stones è ironicamente una delle tracce meno “da singolo” presenti sul disco con la strofa vera e propria che entra in campo solamente dopo un minuto e mezzo di ritmi electro, come spesso accade in Hush Hush, mai troppo trascinanti nè troppo atmosferici, mentre in ottica canzone funziona meglio la conclusiva Going Away.

Hanno già aperto per Crystal Castles e Peaches, ma se vogliono arrivare ad essere loro le headliner dovranno dimostrare molta più consistenza o almeno riuscire ad inanellare tre o quattro brani degni di nota.

11 Dicembre 2012
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