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Linear S Decoded, il secondo album degli svedesi Shxcxchcxsh, vede il duo muoversi da un ambito techno industrial mutante, già esplorato ed ibridato, verso nuovi lidi, come faceva già presagire il breve e minimale video dell’intro del disco, uscito l’8 agosto 2014: un movimento di macchina radente alla superficie di un lago, in cui si intravedeva una vegetazione che sembrava quasi affiorare dall’acqua, mente il brano, Entering The S-Cloud, evocava atmosfere alla David Lynch.

Il duo ha dichiarato di aver dato più spazio alle atmosfere e agli aspetti melodici, continuando l’opera di contaminazione e ricerca che lo contraddistingue. Il disco ha, per la prima volta nella carriera della formazione, titoli comprensibili: elemento non trascurabile, che ha giocato sin dall’inizio con una certa tradizione “oscura” in un ormai consolidato (e forse abusato) gioco situazionista, in cui è quasi d’obbligo celare le proprie identità anche quando si suona dal vivo. Più che di techno industrial, soprattutto rispetto a quest’ultimo lavoro, si dovrebbe parlare di una techno che porta con sé principalmente elementi IDM assieme a cupe e spettrali incursioni electro/breakbeat: si rallenta la battuta e si curano molto di più le atmosfere che lavorano su una vasta scala di grigi, presentando dinamiche sempre mutevoli.

Drain This Lord e Elocution sono brani che offrono ancora una techno veloce, metallica e martellante che si riconnette efficacemente alle sonorità dei lavori precedenti. Invece, brani come Wading Guise sembrano evocare il fantasma di Burial, assieme a vaghe reminiscenze trip-hop. Tutto il disco si muove in un’atmosfera subacquea, presentando anche campionamenti di rumori acquatici, in quello che sembra un lago oscuro. Siamo permeati, a tratti, da bravi flash luminosi provenienti dalla superficie, come accade in The Roots. Helical Dialog è una veloce e claustrofobica tempesta di bassi e toni mid-rage distorti, mentre The Under Shore sembra tornare nei territori di un dubstep melanconico ed evocativo. A Sunny Day In Ostrogothia e Rudimental Retreat sono lenti brani techno-dub dai grezzi e decisi bassi metallici post-industriali. In Sub Mission – The Atlantic Vision la battuta si rallenta sino a sfaldarsi in schegge sonore di vago sapore IDM, sino all’emersione melodica e malinconica del brano finale: Monolitich Conclusion.

Sicuramente gli Shxcxchcxsh sono parte di quel movimento di produttori europei che stanno inserendo nella propria musica elementi sempre più apocalittici e post-umani, non scevri però da una fascinazione per cupe melodie che tratteggiano affascinati paesaggi solitari, come quelli evocati dal duo scandinavo. Un’elettronica mutante che riesce a conquistare il dancefloor meno mainstream con musiche da rave in capannoni industriali dismessi, ma che riesce a coinvolgere, al contempo, appassionati di uno spettro di musica “dark-oriented” molto vario.

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