• Ott
    01
    2007

Album

Load Records

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Through The Panama si mangia, in un carnevale di rumore, tutte le chiacchiere fatte attorno ai Sightings, alla loro formazione basso-chitarra-batteria, alla loro tecnica di camuffamento degli strumenti, al supposto utilizzo di ausili elettronici. Quel che conta in questa manifestazione di disforia rumorista è l’impatto del risultato, la forza d’urto che sì, è fisica, ma non si radica nelle interiora, come spesso avviene, ma nel cervello.

Non c’è inquietudine, o oscuro scrutare il mondo – nonostante la voce di Mark Morgan ricordi, quando si sdoppia in un simil-duetto (A Rest), la depravazione vocale dei Christian Death. Non c’è neanche concettualismo puro, sebbene non manchino (Cloven Hoof), nei colpi di batteria di Jonathan Lockie, riferimenti tamburistici alle sinfonie di Branca; ma già ci avviciniamo. Incrociamo piuttosto i dati acquisiti con The Electrician , cover splendidamente integrata nientedimeno che di Scott Walker (formalmente comparsa in uscite dei Walker Brothers, ma la firma è solo sua); ascoltandola non ci siamo mai resi conto di quanto i Throbbing Gristle possano essere accostati con successo a una qualsiasi wave.Avviene quindi una dilatazione che costruisce – quasi fosse un ambiente (Degraded Hours) – l’universo industriale come sfondo, Einstürzende compresi (Certificate Of No Effect), ma non d’assalto, ma di orientamento della percezione – ancora una volta i TG sono vicini. Detto diversamente, e molto più semplicemente, si tratta di trucchi riusciti di produzione. Se nei dischi precedenti i Sightings cercavano di tirar fuori la maggiore dissimulazione possibile dall’interno del classico terzetto batteria, chitarra e basso, con l’uso estremo degli strumenti stessi (sostanzialmente in regime di lo-fi); ora il filtro significante è produttivo; non si stupirà dunque il lettore se gli viene confessato che il produttore di Through The Panama è tal Andrew W.K., scelta meditata, del giro Wolf Eyes.

Tutto ciò va detto tenendo conto di un fatto, ovvero che la sostanza qui c’è ed è molta. La finale Black Peter cavalca un tema batterico (batteristico, ma malato) in un modo molto simile alla drum machine dei Big Black, ma con staffilate di chitarra alla Arto Lindsay, con la follia di un derviscio che batte i piedi e fa la danza della pioggia di sangue. Insomma, troppi colpi da maestro in questo disco per lasciare indifferenti. Alla fine alzi la mano chi ritiene importante sapere se davvero qui dentro ci sono solo chitarra, batteria e basso.

12 Ottobre 2007
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