Film

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L’Italia del mondo del lavoro e della flessibilità, della perdita del lavoro intorno a quarant’anni e della drammatica ricerca di una nuova occupazione, insieme alla riconsiderazione del proprio ruolo sociale ed esistenziale: su questa spasmodica questruota il nuovo film di Silvio Soldini. Dopo la (apparente?) deviazione leggera di Pane e tulipani ed Agata e la tempesta, il regista torna alle sue riflessioni sul privato e sui sentimenti.

Elsa e Michele sono una coppia benestante la cui vita viene improvvisamente travolta da un evento (il ritrovarsi senza lavoro da parte di lui) che cambierà drammaticamente le loro vite e insieme la percezione della realtà. Costretti a rivedere le loro priorità e quindi a confrontarsi con una realtà sociale tutt’altro che rosea, passano attraverso una serie di disavventure lavorative e non solo, che si connoteranno in modo diverso a seconda di come ognuno dei due affronta la realtà.

Ad un primo periodo in cui Michele cerca di darsi da fare, seguirà una sua inevitabile frustrazione, mista a senso di sconfitta ed umiliazione, insieme alla riconsiderazione del proprio ruolo. Chi non lavora non produce ed è invisibile. Scompare dalla società. Al contrario, Elsa sarà la controparte attiva, la forza motrice che permetterà alla fine di salvare anche il rapporto di coppia che si stava deteriorando, quando ci si renderà conto che, nonostante le disavventure toccate loro in sorte, è l’amore profondo che li lega che li terrà uniti e salverà le loro esistenze dando un senso a tutto, piuttosto che il lavoro o il prestigio socioculturale. Il ritrovare se stessi profondamente quindi.

Film in cui Soldini gioca abilmente in sottrazione, calandosi in un agone difficile da cui esce bene, evitando uno sterile affresco sociale in favore di un intimismo in cui la disperazione e il dolore sono man mano interiorizzati, e diventano perciò una scelta estetica. Calata la pellicola in una città come Genova, presentissima e livida, grazie all’ottima fotografia, il regista decide di seguire strettamente i personaggi spesso con camera a mano e pianosequenze, creando una immersione totale nello spazio. E una geografia che diviene perciò intima nella compenetrazione uomo/ambiente. Il lavoro di questo tipo sugli attori è stato possibile, va da sé, grazie a un cast duttile, che vede nei due protagonisti (Antonio Albanese eMargherita Buy) il perno centrale, attorno ai quali ruotano armonicamente gli altri (Giuseppe Battiston, Carla Signoris, Caterina Rohrwacher…).

Il senso del tempo è reso lentamente, come uno scorrere di paesaggi esterni piuttosto immobili, come il mare, il porto, le nuvole, gli affreschi (Elsa è una restauratrice) simbolo della condizione “stagnante” in cui si viene a trovare la coppia, fino alla svolta finale in cui ripartono uniti ma cresciuti in consapevolezza.

Film intimo e prezioso, conferma, se mai ce ne fosse bisogno, Soldini come regista attento ai sottili movimenti interiori del nostro animo e osservatore attento e partecipe della realtà sociale contemporanea.

24 Novembre 2007
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