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6.8

Su etichetta Provogue – sempre più punto di riferimento per il classic rock a stelle e strisce – esce Let Love Show The Way dei Simo, un progetto che sta avendo un buon riscontro oltreoceano tra i fedelissimi di sonorità di settantiana memoria. Il sodalizio, fondato dal chitarrista J.D.Simo, ripropone il “concept” del power trio con fedeltà quasi assoluta alla materia.

Molteplici i riferimenti, comunque rivisitati in chiave hard blues e con una spiccata attitudine southern: su tutti – con le dovute proprozioni – l’Experience, ma tra i padri putativi ci sono anche i Led Zeppelin di III, Steve Ray Vaughan, i primissimi Black Crowes (con un’ipotetica line up ridotta all’osso), i Free, i Gov’t Mule, i Faces, l’Allman Brothers Band e via dicendo. Dopo anni di gavetta nel circuito minore di Chicago, il trasferimento a Nashville, la relativa parentesi come chitarrista della Don Kelley Band e infinite peregrinazioni su un van tra un locale e un altro, J.D. Simo si fa un nome come session man negli studi della città. Dal successivo incontro con il batterista Adam Abrashoff arriva la decisione di fondare una band – completata con Elan Shapiro al basso – che ha nella dimensione live la propria collocazione naturale (consigliatissima su You Tube la versione torrenziale di With A Little Help From My Friends, proposta in concerto con il chitarrista Australiano Tommy Emmanuel).

«Quello che suoniamo – afferma il leader della formazione statunistense – è anche quello che finisce sul disco. Non ci sono sovraincisioni. Voglio che il nostro sound sia inalterato e puro». In queste dichiarazioni è racchiusa la mission del gruppo. In una manciata di canzoni (nel lotto anche tre bonus tracks) l’autenticità di Gary Clark Jr., il tiro dei Wolfmother e ancora soul e blues. Una formula che funziona alla perfezione in Long May You Sail. Becky’s Last Occupation è l’omaggio ai primi Zeppelin con la chitarra di J.D che, sebbene non si avvicini alla perfezione di sua maestà Jimmy Page (sarebbe fantascienza), riesce a regalare parecchie emozioni, mentre I’ll Always Be Around, con la sua falsa partenza roots è legata a doppio filo alle intuizioni lisergiche di Marc Ford, chitarrista dei Black Crowes in Amorica.

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