• Mar
    07
    2020

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Records DK

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Vecchia conoscenza dell’underground elettronico italiano, Simone Lalli, da Livorno, con il suo vecchio alias, Autobam, ci avevo fatto ascoltare in passato cose ottime, partecipando anche a compilation con nomi del calibro di Plaid e Mira Calix e girovagando discograficamente per l’Europa (alcuni suoi lavori sono stati pubblicati dalla svizzera Leerraum e dall’inglese Beatpick. Autobam ora non esiste più, lunga vita ad Autobam, di cui andrebbe recuperato almeno Basso Numerato, disco notevole davvero autoprodotto dal Nostro nell’ormai lontano 2004. Il musicista elettronico e sound designer rinasce a nuova vita con il suo nome d’anagrafe, a testimoniare una nuova partenza, che però non tradisce il percorso per il quale lo conoscevamo ed apprezzavamo.

Idm cinematica costruita con sapienza architettonica e grande classe, ed una cura certosina per timbri, arrangiamenti e dinamiche. Prendete ad esempio la terza traccia, di questo breve e succoso EP, che speriamo sia l’antipasto a un lavoro più esteso: Sotto sopra, con la sua ritmica acida e industriale, inesorabile, poi synth che ricordano Anvil Vapre di Autechre; pieni , vuoti, risacche, maree, perfettamente orchestrate, in un gioco che non lascia scampo, trascina ed ipnotizza. Una vera e propria bomba ad orologeria. Oppure i vortici abissali di Stella Verticale, implacabili come il miglior Richard D. James, che fioriscono inaspettatamente in una apertura melodica che prima culla poi spazza come un vento boreale. Le soluzioni scelte in queste quattro tracce non sono rivoluzionarie, si inseriscono nel solco tracciato da tanti musicisti (e starebbero benissimo sul catalogo Warp, anche oggi), ma la differenza la fa la sensibilità melodica e ritmica del produttore labronico, capace di creare spazio, di suggerire, di raccontare una storia senza usare nemmeno una parola. Cosa sarà quella forma che intuiamo in Galleggia Lontano? Cos’è questo senso di veglia astrale, di seducente minaccia? Stiamo forse viaggiando in dimensioni dove lo spazio ed il tempo assumono nuove consistenze (la prima traccia, Aurora, con il suo mood da fantascienza psichica, che non so perché mi ha fatto pensare a certe scene di Interstellar di Nolan)?

Musica cosmica e matematica, rigorosa ed immaginifica, perfetta per un rave isolazionista o per una sonorizzazione di un documentario su creature che ancora non esistono; venti minuti scarsi come quattro pillole blu per immaginare fughe verso altre galassie. Simone Lalli ha la classe del veterano, la freschezza dell’esordiente e il talento che col tempo non sfiorisce ma si assottiglia e definisce sempre più il proprio linguaggio. Seguitelo sul suo sito ufficiale, indossate le cuffie, alzate il volume al massimo, chiudete gli occhi e spegnete la luce. Non ci saranno effetti collaterali se non quello di premere di nuovo il tasto play.

19 Marzo 2020
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