Recensioni

7.5

Il Pantheon di riferimento, in copertina, è quello delle divinità induiste. Richard, le cui origini familiari incrociano da vicino quella porzione di mondo, indugia di fatto nel suo privatissimo Pantheon di eroi alla sei corde. Jack Rose , Stephen Basho-Jugans, John Fahey, Django Reinhardt, Ravi Shankar (raga, alapa, gat) , il flamenco, le musiche zigane…Cross My Palm With Fingers non deve inventare nulla, deve solo lasciarsi eseguire, tenendo fede ai neumi personali dell’autore, a quella punteggiatura tutta sua personale, fatta di intervalli e pause fra le note improvvisate su stili e temi ben definiti. L’album ha una sua grammatica precissima, dunque.

E le composizioni sono il riflesso, in forma strutturata, di quanto ha investito negli anni l’immaginario del nostro Vescovo. Hectate’s Dream riprende (evviva evviva!) il suono dilatato, lisergico, sporco, di certo chitarrismo che fu del glorioso Torch Of The Mystics (1990). I Sun City Girls non sono passati invano nella vita del Nostro! Qui si fanno sospensione di glissandi fantastica e appiccicosa come glassa.

Un quadro d’espressionismo puro a firma SRB. Il resto dell’album suona desertico, viscerale, filmico come da anni (dall’esordio) non era dato sentire. E (finalmente, sitar incluso) c’è un raga vero e proprio, Saraswati, inchiodato alle sue armonie da un pianoforte allucinato. Speriamo non siano questi gli ultimi frammenti del politeismo apolide dell’ottimo Richard Bishop. Di lui non se ne avrà mai abbastanza.

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