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Ollie Jones ritorna dopo il debutto di 4 anni fa a casa Tempa. Lui è praticamente il producer dubstep più costoso sulla piazza. Chiamarlo in Italia costa troppo e nessuno da queste parti vuol azzardare qualcosa di diverso dall'house o dalla minimal rischiando una pista deserta. Negli UK le cose stanno in una prospettiva decisamente diversa: Skream è un marchio che tira e la mossa del feat. è di quelle da outside the box appunto.

Il ragazzo ripropone il pre di tutta la faccenda che ha generato il buzz del dubstep: melodie 2 step (Where You Should Be con Sam Frank in autotune à la Kanye West) e half step (How Real con Freckles) condite con un po' d'umoralità Robert Owens, IDM (CPU), grime (8 Bit Baby), r'n'b à la Moby (I Love The Way) e persino jungle (Listening To The Records On My Wall) e drum'n'bass (The Epic Last Song), in pratica sfoggio di skill da grande producer, sul piatto, servite fredde e con suonini 8 bit a prezzemolo. Poi c'è un presunto cuore della faccenda, lo Skream che tenta lo scarto come cantautore nello stile di I Care Because You Do in una manciata di track (Fields Of Emotion, Metamorphosis, Perferated, Reflections) che provano a lasciarsi alle spalle i giochetti di gioventù nel tentativo di raccontare la scena di ieri (e l'altro ieri) con amore e disincanto. A dir il vero, sono tracce riempitivo che speculano sul revival IDM di questi anni e distolgono l'orecchio dai due veri flop del disco, i feat. di La Roux e Murs, mancate hit di un furbo calderone di citazionismi dall'ardkore continuum.

Forse la mossa "mainstream" di Rusko è stata oltremodo profetica. Riascoltatevi piuttosto gli inserti jazz del Jones altezza 2006 in Skream!, quel tocco che qualcuno paragonò addirittura a Derrick May. Nostalgia vera vs. nostalgia in provetta. E ombre pure sull'atteso progetto Magnetic Man con gli amici Artwork e Benga che, ascoltata la sua Wibbler, potrebbe suonare come una versione cartoon di Terror Danjah.

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