Recensioni

5.5

È uno Skream preoccupatissimo quello che si presenta al settimo volume della sua serie personale. Colmo d’ansie da prestazione come mai lo abbiamo visto, combattuto da una voglia matta di provare cose diverse eppure amaramente consapevole che il suo pubblico non gli perdonerebbe mai una rivoluzione sonora. Da diversi mesi è in corso una manovra di (ri)avvicinamento a metà tra la guerra e la strategia, fatta di uscite a effetto come quella al Brancaleone e tweet avviliti come quello di Novembre, con mr. Jones che prova in tutti i modi ad “aprire la mente” dei suoi fan e preparare la strada per le sue nuove ambizioni, nella speranza che un giorno non troppo lontano possa finalmente esser libero non tanto di gettarsi nel brostep, ma ancor più di partorire un pezzo house, o electrorock, senza che tutti gli volgano le spalle.

E invece Skreamizm Vol. 7 fa la figura del disco insicuro e intimorito, col freno a mano tirato sulla vena inventiva e mortificato da un’autoreferenzialità senza passione che pare essere l’unica risposta che Skream è stato in grado di dare alle pressioni della gente. Pezzi come Vacillate e Scrooge’s Revenge, oltre a essere uguali l’un l’altro, sono copie fatte col mestiere dei singoli periodo 2010-2011 come Exothermic Reaction, solo ridotti a una struttura tanto semplice da sembrare caricaturale, mattoncini già pronti per le prossime compilation Pure Dubstep massimaliste ma deludenti per chi conosce le potenzialità dell’autore. Ne vien fuori un artista svogliato e senza passione e anche la Copy Cat con Kelis è un brano frigido, che gira intorno alla sezione vocale senza entrare troppo in merito, intriso di una paura di shockare che diventa paura persino di pronunciarsi.

Alla fine tutte le ambizioni si riducono in Inhumane, che rende esplicita la discendenza metal del brostep rubandone la classica schitarrata, e nella Sticky già vista live, che resta ancora l’unico colpo di coda dell’artista che vive dentro Skream, una sferragliata di stomp dall’anima tech-house ma divorata da acidi abrasivi come l’inferno. È il pezzo che consegna il produttore al giro del clubbing più autoritario e mascolino, nonché l’unica vera novità stilistica del nuovo corso, eppure sembra ritrarsi all’ombra degli altri pezzi per paura di rovinare tutto. Questa è fifa, caro Skream, comprensibile data la situazione ma comunque eticamente inaccettabile, oltre che poco efficace anche per gli stessi fan nostalgici. Di buono c’è che adesso la svolta è obbligata.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette