• Set
    01
    2011

Ristampa

Drag City

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Alla Drag City bisogna fare spesso i complimenti, per quell’equilibrio di nuove risorse e di ricerca nel passato che la sta caratterizzando. E, di fronte all’ultima estrazione dal cilindro, vale la pena di esporsi un poco più, di permettersi di segnalare una delle riscoperte più significative degli ultimi mesi.

Si chiamano Social Climbers, sono emanazione dei primissimi Ottanta new-yorkesi: il protagonista della vicenda, Marc Bingham, veniva sì dall’Indiana, ma si era formato nella grande mela, tra qualche apparizione come chitarrista dell’ensemble di Glenn Branca e la frequentazione dei locali e delle band che tanto avevano affascinato il Brian Eno divulgatore di No New York. Bingham non raggiunse certo la fama di Teenage Jesus, DNA, Mars e Contortions, come a dire, quando un’esclusione significa tacere un contributo per decenni. No-wave – zona Mars (The Day The Earth Stood Still) – è inequivocabilmente parola chiave di Social Climbers, epperò, al contrario delle band compagne di scena, non esaurisce la descrizione. Originariamente licenziato da Gulcher Records (anno 1980) in triplo 45 giri – oggi ristampato in 33 e CD con due bonus track, il self-titled non solo era un tributo a casi celebri dell’epoca, ma anche un modo per dare supporto alle diverse facce dei Social Climbers, no- e pop-wavers al tempo stesso. Post punk e mutanti come pochi, calendario di pezzi da dancefloor e da fumosissima bettola, i SC sapevano costruire pezzi come Chicken 80, adatto a charts di allora come di oggi, o come That’s Why (ossia, come giocare a fare no-pop).

Dietro al suono dei SC c’è sempre una drum machine, materialmente, e stilisticamente una sottile linea colorata funk, sia esso più accompagnato della negazione tipicamente new-yorkese o delle asperità più classicamente post-punk. Non solo NY noise: In Palm Springs il tempo di drum machine, sul tema delle tastiere, crea un contrasto epilettico davvero notevole (altrove riverberato dalla voce di Marc). E si cela in ogni angolo (Taipei) un gusto scenico, quasi teatrale, tratto distintivo forse troppo poco indagato dell’epoca, che fa da ponte tra la negatività (quanto mai teatralizzata) e la spendibilità pop (euforia proiettata nelle classifiche), o proto-dance (lanciata in mezzo alla sala da ballo), come nel caso di Liquid Liquid. Vale la pena di ascoltare i Social Climbers per stare a guardare dall’alto, con un pezzo di città di qua e uno di là, e notare quanto instabile sia l’istantanea.

12 Ottobre 2011
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