Recensioni

5.9

Nonostante la firma per Profound Lore, etichetta che ha avuto il metal come terreno fertile su cui lavorare, i Soft Kill non hanno accusato alcun cambiamento nel sound: il loro post-punk rimane intatto anche in questo quinto disco. Choke è un album oscuro, che unisce il lato dark dei Depeche Mode (Whirl) alle dilatate bordate di tristezza introspettiva in stile Cure (Frankie) e all’epicità dei primi U2 (Lost). Ma l’influenza che più di tutte è evidente lungo gli otto brani del disco è sicuramente Mark Burgess coi suoi Chameleons, band che ha da sempre ispirato i Soft Kill, i quali non hanno perso occasione per avere la voce della formazione britannica in alcune canzoni e buoni consigli da limare. È il caso di On The Side, dove la new-wave sgorga da ogni nota, molto probabilmente grazie ad un missaggio rétro che rende questo Choke un oggetto da maneggiare con cura, come quei vinili le cui copertine col tempo si danneggiano e possono acquistare valore emotivo.

La band a stelle e strisce sa ormai muoversi molto bene dentro i propri confini sonori, ma forse ha perso un po’ di maestosità rispetto a quanto fatto in precedenza; diciamo che il nero è un po’ sgualcito, e il tempo non ha fatto che peggiorare per certi versi questo problema: ci piacevano più oscuri e decadenti e meno romantici. Ciò non significa che i Soft Kill abbiano fatto un buco nell’acqua, anche perché Choke non si perde per strada e arriva dritto fino all’ultimo brano, pur non eccellendo in termini di freschezza.

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