• nov
    27
    2012

Album

Terrible Records

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Essere artisti e fratelli di artisti-celebrità è sempre stato un lavoraccio. Prendi Flavio Giurato, fratello di Luca. O Eugenio Bennato, fratello di Edoardo. Prendi Solange. No, non quel tizio che si occupa di oroscopi, come si capisce subito guardando quel cognome che pesa molto più di lei e di sua sorella messe insieme: Knowles.

Parente stretta dei più bei glutei della black music e zia della neonata Blue Ivy Carter, Solange ha deciso di intraprendere una carriera che la distanziasse in maniera netta da Beyoncé (anche se a mio parere non ha molto senso farne una questione di schieramenti: la Knowles più famosa è una signora interprete, per quanto standard e tradizionale sia il suo modo di cantare e prevedibile e scontata la musica che fa), andandosi a impelagare con loschi individui dell’indie internazionale come gli Of montreal, Dev Hynes (meglio noto comeLightspeed Champion e Blood Orange), Chris Taylor dei Grizzly Bear (che della Terrible Records, etichetta sotto la quale esce questo quasi-album, è il capoccia) e i supercool Chromeo. Costruito in compagnia del già citato Hynes, questo lavoro rientra nel filone di quei prodotti di stampo black prestati a un mercato più ampio e meno specifico, e farà probabilmente storcere il naso a quei puristi che vedono il concetto di ricerca in questo ambito da collegarsi esclusivamente a esperimenti nu soul o a un approccio à la Georgia Anne Muldrow.

Tuttavia è proprio nei brani meno tradizionali, quelli più orientati a funzionare a patto che il dancefloor sia quello giusto, che il disco riesce a colpire e affondare l’orecchio dell’ascoltatore, come ad esempio nella opener Losing you (bello anche il video). Cromosomi sparsi della famiglia Jackson (ricordiamoci che, per quanto mainstream, The Velvet Rope di Janet aveva una direzione non così distante da questo album, per quanto ai tempi non avesse senso parlare di mercato indie) riecheggiano invece in un brano come Some Things Never Seem to Fucking Work, che vede anche l’inserimento di un’improbabile rappata di Dev Hynes (fa quasi sorridere). Nei pezzi successivi, emerge più volte la chiara volontà di dare vita a un’operazione nostalgia per quello che riguarda la produzione, andando a prendere elementi tipicamente Eighties come il breakbeat electro di Locked in Closets o la palette di suoni di molti dei pezzi rimanenti (e in special modo la traccia di chiusura, Bad Girls).

Questo ammiccamento al passato è forse l’aspetto meno interessante di tutto il lavoro, trattandosi di una ricerca filologicamente corretta ma un po’ scontata, nonostante la buona fattura. Quando l’acceleratore viene invece premuto sul più bieco fine danzereccio il risultato è apprezzabile, facendo emergere la bella Solange come una grande vocalist in ambito non propriamente soul/r’n’b, arrivando a ricordare addirittura le escursioni 2step di Craig David. É un buon lavoro questo, e il signor Hynes ci ha messo molto del proprio (la sua propensione al funk principesco e all’r’n’b d’annata sono assolutamente un marchio di qualità), mentre da parte sua Solange fa egregiamente il suo lavoro (da notare come anche il modo di cantare sia distante anni luce dalla celebre timbrica della celebre consanguinea). Eppure, manca un po’ la vera e propria offerta a cui non si può dir di no: bellissimo il vestito, a suo modo vintage, ma si sente la mancanza di un po’ più di materiale inedito. Ottima, in ogni caso, la tripletta di brani iniziali.

1 gennaio 2013
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