Recensioni

7

Il quasi giovane chitarrista (classe ’75) Andrea Solarino ed il più
esperto batterista (’56) Massimo Manzi avviano un progetto all’insegna
dell’hard bop modernista, quello che nei primi Sixties si sviluppò
quale controcanto stilizzato e talvolta esoterico alla trascendenza
selvaggia del free.

Un sound scivolato con disinvoltura tra le decadi e
la decadenza del macro genere jazz, per approdare al presente ancora
capace d’ipotizzare traiettorie enigmatiche capaci di affascinare e
sconcertare, di commuovere e scuotere.
Non stupisce quindi la sostanza di questo Tell Me The Story, stupisce semmai la qualità. Delle interpretazioni in primis, vedi la minuziosa trepidazione di Time Remembered (firmata Bill Evans), il malanimo accorato e scivoloso di Nature Boy (dell’ineffabile hobo hippy Eden Ahbez), il funk swingante di Bemsha Swing (standard monkiano assoluto) quindi il sipario valzer tra l’amabile ed il perturbato di Ebb Tide(a firma Sigman/Maxwell, già cavallo di battaglia di Sinatra). Molto
buono l’interplay, con i co-leader che ci mettono l’uno un drumming
sfarfallante di trame febbrili e l’altro una chitarra liquida e
felpata, mentre i comprimari – si fa per dire – regalano sax corposo
(tenore e baritono), basso puntuale e trombone dinamico.

Ancora
più sorprendente è la qualità degli originali, ben quattro firmati da
Solarino, notevole soprattutto con l’hard bop di My Ideals, in cerca di sagaci new lands con disinvoltura pensosa Hancock, e con la rumba elegante e misteriosa, soffice e malinconica della title track, ugge ShorterHenderson flemmaticamente stemperate Jim Hall.

Quanto a Manzi, è sua la guizzante Minoranze, serrata frenesia a tinte latine dove ti figuri Dorham preso al laccio da un Roach vigoroso. Disco godibilissimo che ti convince senza sforzo circa la sua fragrante contemporaneità.

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