• Set
    17
    2013

Album

Polyvinyl Records

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Da teenager di Springfield, Missouri, quando l’apice della settimana è raggiunto dall’andare al megamall per cercare di conoscere qualche ragazza, può essere divertente dire che suoni in una band che si rifà, fin dal nome, al primo presidente della Russia. Può aiutare a rimorchiare e a darsi un tono. La vicenda diventa surreale, almeno per chi scrive, se dopo una decina d’anni, tre dischi e una raccolta di rarità e B-side prendi un aereo per andare effettivamente in Russia a suonare per la Boris Yeltsin Foundation (non devono aver visto l’ora di ingaggiare gli americani…), investiti – seppur per un giorno – del titolo di ambasciatori della cultura a stelle e strisce a Ekaterinburg, versante asiatico degli Urali. Se il trio di ragazzotti fosse britannico, invece che americano, avremmo potuto aspettarci anche un documentario ironico stile Monty Python. Tocca invece accontentarci dell’epica made in USA, con i tre che sul volo di ritorno si sentono carichi come molle e ritornati a casa hanno l’urgenza di cominciare a scrivere nuove canzoni come facevano agli esordi. Eccoli allora nella soffitta dei genitori di Will Knauer, con “[Jonathan] James che fa da ingegnere, [Philip] Dickey e Knauer che scrivono i testi e le parti di chitarra sul davanzale della finestra al terzo piano e le voci registrate nella tromba delle scale“.

Tutta la premessa pseudo-mitografica per scrivere che musicalmente la ricetta, invece, rimane sempre la stessa: party song e ballad dolciastre per un powerpop zuccherino tra Rivers Cuomo e Brian Wilson. Le nuove tracce daranno nuova linfa al rapporto con i fan e rinvigoriranno le scalette dei live. Tanto negli USA, quanto – ci auguriamo per loro – in un’altra puntata verso le terre della vodka.

 

18 Settembre 2013
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Someone Still Loves You, Boris Yeltsin

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