• Feb
    01
    2007

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Virgin

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La naturalezza con cui l’ormai ventiquattrenne Sondre Lerche declina il vocabolario pop non finirà mai di stupirci. Il quarto disco Phantom Punch prodotto dal veterano Tony Hoffer (Beck, Belle and Sebastian, Air) segna il ritorno per il songwriter norvegese a sonorità più aggressive, dopo la parentesi jazz-lounge concessasi con Duper Sessions l’anno scorso. Una naturale maturazione artistica e il carattere onnivoro del Nostro fanno sì che il suo percorso si snodi naturalmente, tra pop, jazz e canzone d’autore.

Indie e guitar pop formano l’ossatura di quest’ultimo album, a cui si unisce il consueto appeal melodico di derivazione classica, con echi del primo Costello più aggressivo – a cui il Nostro, in più di un’intervista, rivela di essersi ispirato per il disco, sin da quando era stato con lui in tour – ; così a pezzi più pub-rock che rimandano all’Elvis degli esordi (The Tape) fanno eco song che sembrano uscite da Two Way Monologue (Tragic Mirror, ballad mccartiana e la melodia irresistibile di John Let Me Go), tra echi Pavement-iani (Face The Blood) e rimandi a Beck (Well Well Well) ed Elliott Smith (After All). Ancora influenze 80’s, nel chitarrismo di She’s Fantastic,con ritmiche frastagliate XTC, per concludere con il guitar-psych dell’ipnotica Happy Birthday Girl, che rimanda al Buckley (Jeff) più ombroso.

Sondre continua quindi a rimescolare le sue carte, rivelando nuovi assi da giocare. Con la consueta classe, tra citazionismi e leggerezza, ironia e apparente semplicità. Ancora una volta, doti che appartengono a pochi. 

27 Febbraio 2006
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