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6.7

Detroit People Mover, con il suo cronenberghiano videoclip a zero tasso di presenza umana, è diventato l’anthem della solitudine metropolitana al tempo dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Lo è diventato suo malgrado, visto che in origine la traccia – già contenuta nell’album Be Up A Hello – rappresentava l’ennesimo (e in questo caso agrodolce) tributo del producer all’amata città dei motori.

Detroit è la città della techno e uno dei party che l’hanno animata molto prima del suo avvento viene restituito dagli aghi di una stampante. Quella macchina è l’unica presenza all’interno della linea della metropolitana che dà il nome sia alla traccia che al clip. I suoi vagoni scorrono sulle rotaie della downtown mostrandoci l’impassibile attività dei semafori, delle telecamere e dei dispositivi mentre per le strade e nelle automobili non vi è anima viva, proprio come nella Wuhan di inizio anno. La tematica affrontata dal videoclip è l’antitesi della frenesia dei primi tre video estratti dall’ultimo album di Squarepusher, in particolare Terminal Slam, la cui idea base era quella di raccontare un futuro prossimo, non troppo distante dal nostro, in cui l’azione umana risulta ancor più mediata dalla tecnologia, dall’elaborazione di grandi masse di dati e dai risvolti di tutto questo sulla pubblicità, sui modi che avremo di renderci immuni ad essa. «Mi piace il modo in cui entrambi i clip articolano un discorso saliente sul nostro tessuto urbano. In Terminal Slam c’era la prevalenza dell’advertising e la possibilità di un suo sovvertimento, qui si guarda alle nostre città zombie che, nonostante la mancanza d’interazione quotidiana da parte dell’uomo, continuano ad andare avanti», scrive Tom Jenkinson andando a introdurci le finalità di un EP che di fatto è roba per fan a partire dalla chicca (più che altro una curiosità) Les Mains Dansent per sola chitarra acustica suonata dal Nostro.

Il resto è presto detto: The Paris Track è la versione velocizzata, euforizzata e videogame ready della sopracitata People Mover, mentre Midi Sans Frontieres, traccia anti-Brexit già condivisa nel 2016 all’indomani del famigerato referendum, di fatto ne continua le tematiche, in particolare sul lato del sentimento della perdita. Anche qui abbiamo un brano pensato per un distinto contesto che si presta ad una differente sfaccettatura della nostra attuale condizione di isolamento forzato, quella che Aphex Twin (ragazzaccio) riconduce ad uno stato di polizia e che Jenkinson preferisce esprimere attraverso un requiem a doppia velocità (con batterie e in purezza, ovvero mezza jungle e singolo rintocco). È l’efficace fotografia di un sentimento indefinito tra calore domestico, ricordo e assenza incolmabile.

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