• Set
    01
    2011

Album

4AD

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A un ascolto immediato, Strange Mercy – terzo album di St Vincent alias Annie Clark -, chitarrista e polistrumentista americana, ex-Polyphonic Spree e Sufjan Stevens band, appare ambizioso e si pone quale ideale continuazione del precedente elaborato Actor, che un paio di anni fa ne aveva confermato il talento cristallino e cinematico.

Un avant pop orchestrale il suo che mette in evidenza il virtuosismo chitarristico (ne ha dato prova negli ultimi tempi nella collaborazione con Bon Iver per lo score di Twilight: New Moon, e con David Byrne per un progetto che sarà pubblicato prossimamente) e si arricchisce di nuove spezie sonore, propendendo anche per un versante più musicalmente sperimentale, dalle parti di una Laurie Anderson più pop, che aveva costeggiato già in Actor, e non a caso dei Talking Heads per alcune melodie poliritmiche qui presenti.

“Questa volta volevo un disco più immediato e diretto”, rivela, “non troppo abbellito e molto guitar oriented“ e infatti la traccia sonora che guida Strange Mercy, al di là delle coloriture più avant, è proprio rivolta a un chitarrismo compatto, rivestito di synth, cinematicamente affascinante e più aperto del solito a un versante sbarazzino, che appariva spesso nell’esordio Marry Me; si veda la Cruel che sembra fare il verso simpaticamente ai 70 degli Abba.

Il tutto come se la Annie Clark di oggi facesse il punto non solo musicale ma esistenziale del suo percorso artistico. “In pratica volevo un disco che suonasse più umano, dopo tutto“, e crediamo di interpretare il suo pensiero nel senso di una maggiore apertura musicale e solarità, pur nell’ambito di una musicalità non facilissima quale è quella della Nostra. Un venirsi incontro a metà strada tra divulgazione e avant pop. Molto affascinante.

1 Settembre 2011
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