• Mag
    01
    2010

Classic

Sometimes

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Era sinceramente tempo che qualcuno facesse ordine nel percorso discografico degli Starfuckers. È merito dell’etichetta romana Sometimes se oggi ci rigiriamo tra le mani questa retrospettiva con rarità e inediti che riaccende le luci dei riflettori su una tra le poche band italiane in grado di sviluppare un percorso personale, non derivativo e soprattutto impossibile da imitare. Non è infatti azzardato affermare, a un quinquennio buono dalla trasformazione in Sinistri e a un passo dalla rinascita, che gli Starfuckers siano un unicum nel panorama musicale italiano e non, per capacità sperimentali, portato eversivo e lucidità di intenti.

Partiamo dal principio. Nati come rockers rumorosi sulle orme di Stooges e Stones (l’esordio Metallic Disease, qui non presente ma prossimo anch’esso alla ristampa), al varco della seconda uscita (Brodo Di Cagne Strategico, 1991) l’allora sestetto fece tabula rasa del passato rock, e i rimasugli ancora intelligibili venivano deturpati in una strategica dichiarazione d’intenti sonori che, parole di Eterogenio nel corposo booklet, “scagliava una manciata di caos nelle orecchie degli ascoltatori”. Free-jazz, rumorismo, no-wave, free-noise incompromissorio, come lo chiameremmo oggi, convivono e si scontrano nei pochi minuti del minialbum, lasciando un segno profondo nel percorso personale. Sinistri (Underground, 1994) è oltre. Il rock non esiste più, neanche nelle forme sconquassate del mini. Ordine, testo anarchicamente epocale e incedere pachidermico, è l’ultimo lascito vagamente rock dell’album. Il resto è ricerca timbrica, sperimentazione strumentale, testualità da cut-up, ideologia eversiva, decomposizione materica, indagine sul vuoto e poetica della frantumazione. Anello di congiunzione ideale col futuro prossimo della band, ormai raggrumatasi intorno al trio Manuele Giannini, Alessandro Bocci e Roberto Bertacchini, Sinistri mostra in nuce ciò che nei successivi di Infrantumi e (Infinitive Sessions) diverrà effettiva disgregazione sonora.

A corredo di questo esaustivo approfondimento sul primo piano quinquennale targato Starfuckers, alcune rarità sparse su compilation (la malata Mechanical Man, cover mansoniana acidamente riletta e affidata al tribute album Comin’ Down Fast), magazine (Dear P. rivisitazione di un pezzo dei Beatles, affidata ad una compilation del magazine Bananafish) e inediti (Quattro Studi (Su Un’intervista) I), tutti rigorosamente rimasterizzati da Giuseppe Ielasi. Retrospettiva dell’anno? Molto probabilmente sì.

2 Giugno 2010
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