Recensioni

6.7

È veramente “oltre” l’esordio di questo terzetto torinese. Oltre le consuetudini dell’ora e subito, visti i 10 anni di rodaggio on stage necessari per pervenire al
debutto. Oltre l’ovvia smania catalogatoria, vista l’eterogeneità della proposta e l’elegante nonchalance con cui ci si muove tra generi. Oltre il concetto autocastrante di rock italiano, in virtù di un parterre d’eccezione che solo a nominare i presenti vengono i brividi (bastino Dalek, Octopus e Amy Denio).

Strutture mediamente molto complesse e libere da apparenti vincoli stilistici, capacità di sovvertire le aspettative miscelando influenze e rimandi, impostazione open-minded capace di bilanciare strumentazione rock, passaggi ambient e aperture quasi neoclassiche, cavalcate al calor bianco e chiaroscuri emozionali, senza mai cadere nel trabocchetto della banalità. Base di partenza è un robusto rock nineties, perennemente sgretolato però da una attitudine talmente masticatoria, onnivora da sembrare quasi l’anticamera dell’incoscienza.

Francesco Carlucci (chitarre, basso, farfisa, piano, vibrafono, loops), Davide Compagnoni (batteria, piano, marimba, loops) e Luca Paiardi (basso,
piano elettrico, synth) hanno maturato un suono che, nonostante le evidenze, risulta originale, personale, particolare. E se un rimando si deve fare, la musica di Stearica non somiglia a qualcuno, bensì a qualcosa. A Torino. Alla Torino industriale e a quella esoterica, a quella triste e grigia dei vialoni in cemento e a quella romanticamente struggente delle mattine di nebbia ai Murazzi.

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