• Apr
    01
    2009

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Invada

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Steve Moore lo conosciamo dagli ultimi lavori degli Earth e da varie partecipazioni nei dischi di Sunn O))), Laura Veirs, Sufjan Stevens, Karl Blau e altri. La prolificità ha senz’altro giovato alla maturazione del tastierista-trombettista, tanto che l’esordio “solista” a nome Stebmo, si presenta già maturo e decisamente avvertito rispetto ad un percorso che parte dal Miles Davis elettrico per arrivare dritto al prog oscuro dei Guapo.

E il paragone con questi ultimi è senz’altro pertinente: ascoltate la traccia d’apertura (Waiting Game) per ritrovare la paranoia e l’esoterismo dei migliori episodi del combo londinese, oppure un pezzo come Holding Pattern, dove sembra di sentire le dita indemoniate di Daniel O’Sullivan. Le differenze si rintracciano in una maggiore adesione al prog classico (a scapito della componente core) e in un atteggiamento più premuroso nei confronti del jazz che fu. Si evita la ricerca a favore della fruibilità e si corteggiano musica da camera e soundtrack d’autore.

E se riallacciarsi alle colonne sonore anni Settanta sta diventando una moda, Moore ne mescola sapientemente gli ingredienti: basti citare i cori soft horror di Waiting Game o le sfumature morriconiane di Happy Ending, rievocate dal banjo di Doug Wieselman (già negli Antony And The Johnsons).

Fondamentali le preziose collaborazioni: il jazzista Todd Sickafoose al basso, Matt Chamberlain (Tori Amos, Pearl Jam e molti altri) a loop e batteria, Eyvind Kang (Zorn, Mike Patton, Marc Ribot, Beck) alla viola, Tucker Martine (qui anche in veste di produttore) a percussioni e omnichord, Eli Moore alla chitarra, Ashley Eriksson all’organo, Karl Blau a contrabbasso e marxophone e Johanna Kunin alla voce. Infine riappare il già citato Wieselman, che qui suona anche basso, clarinetto e chitarra.

Qualche traccia più allegra o guidata dal piano fa da riempitivo a un disco forse ancora non perfetto, ma vicinissimo a raggiungere una visionarietà a tuttotondo. Se il livello della proposta è già alto, per l’opera definitiva aspettiamo le prossime uscite. Da segnalare la mano di Stephen O’Malley nella cura dell’artwork.

28 Maggio 2009
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