Libri
Odoya

Add to Flipboard Magazine.

C’era un tempo in cui la musica si toccava con mano. Dovevi aspettare settimane per entrare nel tuo negozio di fiducia, spulciare tra i nuovi arrivi e scoprire che copertina aveva il disco che volevi a tutti i costi. Era una questione sentimentale, magari avrebbe fatto schifo o sarebbe stato l’album della vita. Era un rituale: comprarlo, arrivare a casa, togliere la plastica, studiare la copertina e, finalmente, suonarlo. Vinile o Cd, ti toccava comunque ascoltarlo tutto, dall’inizio alla fine. Sembra di descrivere un quotidiano lontano e, invece, fino a una ventina di anni fa era così che le canzoni entravano nella tua vita. Parte da questa scena di ordinaria e musicofila esistenza il nuovo libro di Stefano Solventi. Di primo acchito, sbirciando superficialmente copertina e titolo, verrebbe spontaneo chiedersi: «un altro libro sui Radiohead?». E invece The Gloaming, i Radiohead e il crepuscolo del rock è una riflessione su come si sia evoluta – e lo stia ancora facendo – una delle forme musicali più significative del secolo scorso.

A guidare il lettore nei meandri di questi ultimi vent’anni crepuscolari c’è la parabola artistica del quintetto di Oxford, del quale si è scritto in tutte le salse, da saggi accademici ad articoli screditanti. Solventi  sceglie un modo del tutto personale per risolvere la questione: partendo dall’assunto che il rock non è morto (sta sicuramente orbitando sul lato oscuro della Luna, e potremmo citare a questo punto i corsi e ricorsi storici vichiani), lo scrittore ci parla di come i Radiohead fungano da paradigma di un mondo che sta cambiando velocemente e, per certi versi, in maniera del tutto inaspettata. La band, il cui merito principale, snocciolato dallo stesso Solventi durante una chiacchierata avuta in radio è di «avere sempre tenuto le dita sul polso del presente» rappresentandolo e catturandolo in ogni suo album, viene così analizzata attraverso un punto di vista soggettivo, rinforzato dalla prima persona e da un tono confidenziale. Non solo, The Gloaming è anche un libro che affonda nell’analisi sociale, fornendo contesti e lavorando su giochi di luce che, di pagina in pagina, illuminano collegamenti che intersecano arte, musica, aneddotica, influenze ed eredità di una delle band più importanti degli ultimi anni. Si prenda in considerazione il seguente passaggio:

«La generazione di Yorke e compagni, a cui appartengo, ha fatto esattamente questo: ha galleggiato sulle prospettive di inevitabile (ma del tutto ipotetico) miglioramento professate da un panorama politico, economico e culturale sempre più distante e indistinto, che avrebbe abbattuto il muro delle contrapposizioni ideologiche col martello del progresso tecnologico, sotto i cui colpi finirono sbriciolati anche i principali motivi di scontro dialettico assieme al terreno sotto i piedi dei movimenti di protesta».

Arriviamo così al vero protagonista del libro: il crepuscolo. Quello paventato da Mark Fisher (attenzione alle «presenze hauntologiche» evocate nel capitolo su The King Of Limbs), lambito dall’accelerazionismo e dall’idea che il futuro sia già passato. Ecco, in questo senso il libro di Solventi risuona del tutto contemporaneo, prende per mano il lettore e lo guida attraverso il passaggio di millennio, ai nostri giorni. Lo fa scandendo il ritmo a suon di brani rock tramutatisi in suite anti-radiofoniche, per poi essere contaminati dall’elettronica e dal jazz e, infine, rientrati in quel sound riconoscibile che tutti associano ormai a Thom Yorke e compagni. A proposito dell’uomo che al liceo veniva chiamato Salamandra, per via del suo occhio semichiuso, in The Gloaming c’è ovviamente anche il parallelo con la sua carriera solista e con la sua esperienza con gli Atoms For Peace.

Solventi – che arriva al suo quarto libro dopo aver scritto una monografia su PJ HarveyMusica Maschere Vita (Odoya, 2009), e i romanzi La meccanica delle ombre (Cicorivolta, 2015) e Nastri (Eretica, 2017) – si immerge nella saggistica con un libro che sembra non voler finire mai. Complici un Postludio e un Exit che addolciscono il finale. Attenzione però, perché, nonostante Fukuyama, «molto è ancora possibile, in ogni momento. Nulla è al posto giusto, mai». Per sentirci fuori posto, consapevoli di come ci siamo finiti, la lettura di The Gloaming è fortemente consigliata. Molto più di una biografia: una luce che resiste al crepuscolo socioculturale di questi anni.

5 settembre 2018
Leggi tutto
Precedente
JPEGMAFIA – Veteran
Successivo
Slaves – Acts Of Fear And Love

Altre notizie suggerite