• Mar
    01
    2006

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V2 Music

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Come quel tal filosofo, anch’io grazie a dio sono ateo. Non crediate però che si tratti di una vita tutta rose e fiori: nessun premio a venire per il quotidiano tribolare, tanto per cominciare, né vergini se decido di farla finita con della dinamite addosso, per non far che un paio d’esempi. Venendo al caso specifico, non ho nessuno, ma proprio nessuno con cui prendermela per la novantina circa di minuti spesi alla vana ricerca di un qualcosa che abbia una giustificazione del suo esistere lungo questi due dischetti.

Sono gruppi come gli Stereophonics a rendere credibili i vaticini sullo stato di cadavere terminale del rock, non fosse che per costoro –e altre innominabili vorrei ma non posso odierni: ognuno tiri pure fuori la sua lista, redatta nel totale imbarazzo della scelta- proprio non è possibile spendere un simile, celebrato vocabolo. E’ musica di plastica tronfia e pacchiana, questa, pura confezione priva di contenuti che non siano già stati ascoltati milioni di volte in tre decenni e più. Una parata di luoghi comuni senza la minima traccia di ironia post-moderna a redimerli: anzi, trattandosi di un disco dal vivo come s’usava nei ‘70, cioè un ben congegnato riassunto di una carriera di successo snocciolato col rigore professionale dei ragionieri, la retorica vola a quote indicibili, salvo far schiantare da subito il gruppo – zeppelin gonfio fino a scoppiarne – sotto il suo stesso peso.

Rock per l’idea che se ne ha all’oratorio, insomma: orecchiabile e trascinante senza sporcare, appetibile come un Mc Donald usa e getta per l’ascoltatore medio e dannoso per gli altri, teso (forse involontariamente, ma tant’è visto il risultato) a rinverdire la vuota carcassa del mito della rock star che espone il verbo alla folla adorante, meglio se partita da umili origini (il gruppo proviene dal Galles). Ogni epoca ha i Boston che si merita, adatti alla gita domenicale fuori porta con l’autoradio a tutta come alle serate davanti al caminetto, meglio se trascorse tra un brandy e un pokerino, testando l’impianto con The Dark Side Of The Moon

1 Marzo 2006
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