• Feb
    17
    2015

Album

New West

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É tempo di blues, per Steve Earle, che in fondo ha sempre creduto nella musica del diavolo. Fa parte del suo DNA artistico, da sempre in bilico tra country, bluegrass e rock, tra una strada polverosa e una piantagione di mais. Il genere Americana ha i suoi idoli, e Steve Earle è senza dubbio uno di questi: Terraplane, registrato a Nashville, Tennessee, e dedicato alla memoria della leggenda albina del blues Johnny Winter, è purezza pentatonica nuda e cruda, un affresco di genere che sa sporcarsi lungo la strada (The Tennessee Kid) e tornare leggero e nostalgico (Ain’t Nobody’s Daddy Now), concedersi divagazioni cantautorali in puro stile The Animals (la ballad Better Off Alone) e virare di nuovo sul più classico degli shuffle Chicago style (The Usual Time), con tanto di armonica messa lì a ricamare gli spazi lasciati liberi dal cantato.

It’s only rock and roll, certo, ma in fondo non è poco considerando che si tratta di un album che segue per filo e per segno canoni estetici rigorosi; dal proto rhythm’n’blues di Acquainted With The Wind alle morbide inflessioni jazzy e ragtime di Baby’s Just As Mean As Me (dove Steve Earle duetta con Eleanor Whitmore), è tutto un viaggio nell’America che fu e che continua ad essere ancora nel 2015. Un brano country folk come Gamblin’ Blues è il preciso manifesto di questo disco: radici, passione e fedeltà a una cifra artistica che ha contraddistinto l’artista da sempre.

Terraplane non inventa nulla e nasce e muore nel segno del blues. E se il sogno di Steve Earle, come dichiara nel libretto del disco, è quello di fare un album blues, il risultato è decisamente centrato. King Of The Blues, appunto: come la canzone che chiude il discorso dopo 11 brani.

3 Luglio 2015
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